Le quattro proposte di legge di iniziativa popolare sull’ambiente di Legambiente e Rete Emergenza Climatica e Ambientale (Reca) dell’Emilia-Romagna hanno raggiunto il numero di firme necessarie per la discussione in Assemblea Legislativa e oggi, martedì 13 settembre, verranno consegnate in viale Aldo Moro “accompagnate” da un presidio.
I promotori delle proposte di legge non celano la soddisfazione, ma lo scoglio più grosso arriva adesso che c’è da convincere la Regione Emilia-Romagna ad adottare i testi e farne normative lungo la via Emilia.

Le firme raccolte per le leggi di iniziativa popolare consegnate alla Regione Emilia-Romagna

Le quattro proposte di legge di iniziativa popolare per le quali sono state raccolte oltre 7mila firme, 2mila in più di quelle necessarie per la discussione in Assemblea Legislativa, riguardano temi centrali nella tutela ambientale e piuttosto attuali. Una, ad esempio, riguarda l’autonomia e la transizione energetica, in un contesto in cui tutta Europa è alle prese con una crisi dettata anche dalla dipendenza dalle fonti fossili, come il gas russo.
Un’altra delle proposte riguarda l’acqua pubblica, a undici anni dal referendum di fatto disatteso. Consumo di suolo e rifiuti sono gli argomenti delle altre due proposte.

«L’obiettivo è stato raggiunto nonostante i meccanismi macchinosi della Regione, a dimostrazione che persiste una sensibilità della cittadinanza sulle questioni che riguardano le politiche ambientali e, più in generale, il modello di sviluppo di questa regione», commenta ai nostri microfoni Corrado Oddi, portavoce di Reca.
I promotori, però, sono consapevoli che la strada non è in discesa, perché «le proposte di legge che noi presentiamo costituiscono seriamente un’alternativa e vanno in una direzione molto diversa dalle politiche praticate fino ad ora dalla Regione Emilia-Romagna», aggiunge il portavoce della rete ambientalista.

Oddi cita il tema dell’acqua, per la quale si chiede la ripubblicizzazione, mentre la Regione nel novembre scorso ha prorogato le concessioni alle multiutilities come Hera e Iren. Stesso discorso per i rifiuti: la proposta di legge prevede una diminuzione della loro produzione e il superamento degli inceneritori, mentre qualche mese fa è stato approvato il piano regionale che prevede un aumento.
Quanto al consumo di suolo, le grandi opere come il Passante di Bologna, la Cispadana o la bretella Campogalliano-Sassuolo vanno in direzione contraria allo stop al cemento. Per concludere, sull’energia il presidente Stefano Bonaccini spinge per il rigassificatore a Ravenna, mentre gli ecologisti chiedono di puntare sulle rinnovabili.

Il percorso delle quattro proposte di legge di iniziativa popolare non sarà dunque scontato vista la discrepanza con le politiche attuate finora, ma forse potrà rappresentare l’occasione all’interno della maggioranza per cercare di cambiare rotta e fare emergere le divergenze che finora covano sotto la cenere.
In ogni caso, la legge regionale fissa dei tempi che dovranno essere rispettati. A partire dal mese di tempo che l’Amministrazione regionale ha a disposizione per verificare la validità delle firme, passando per la discussione nelle commissioni consigliari regionali, che può durare fino a sei mesi. Dopodiché le proposte di legge devono arrivare in aula.

«Noi eserciteremo pressioni a partire da oggi – fa sapere Oddi – e consulteremo i gruppi consigliari e le forze politiche presenti in Regione per capire cosa ne pensano di queste proposte di legge».
Il presidio di oggi pomeriggio che accompagna la consegna, dunque, non è che la prima mobilitazione di un percorso per testare quanto la partecipazione popolare sia un valore in via Aldo Moro o quanto, invece, un mero slogan elettorale.

ASCOLTA L’INTERVISTA A CORRADO ODDI:

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