“Pizza boy” è la storia di Saba, un portapizze di origine georgiana che una sera riceve una chiamata dalla moglie che sta per partorire. Vorrebbe raggiungerla all’ospedale ma non può lasciare il lavoro, e quindi inizierà una corsa contro il tempo per cercare di finire le consegne e raggiungere la moglie. In questo viaggio incontra delle persone che non mostrano nessuna empatia nei suoi confronti, anzi”. Così ci ha raccontato il film il regista e sceneggiatore Gianluca Zonta. Una storia raccontata dal punto di coloro che vengono troppo spesso considerati dalla società solo dei “pizza boys” e non degli esseri umani con emergenze e bisogni.

Nel film s’intersecano diverse tematiche sociali: la lotta dei riders per i diritti, il tema dell’immigrazione e dello ius soli, l’asocialità diffusa in un’epoca storica in cui sembra che si stia perdendo la capacità dell’entrare in contatto con gli altri. “Il protagonista è georgiano e gli nascerà un figlio che non avrà la cittadinanza italiana, quindi che futuro potrà avere, vista poi tutta ‘l’umanità’ che vediamo durante il corto?”. Nonostante queste note amare, il film si chiude con un messaggio di speranza: Saba dà a un suo figlio un nome italianissimo, “perché secondo lui l’integrazione è ancora possibile, nonostante tutto”.

Pizza boy è stato girato a Bologna, e verrà proiettato nella capitale emiliana per la prima volta il prossimo giovedì 10 ottobre, alle ore 19:30, presso il Cinema Teatro di via Galliera. Come ci ha spiegato il regista, sarà l’occasione anche per molti attori di vederlo per la prima volta.
Il cortometraggio partecipa alla tredicesima edizione della rassegna cinematografica “Terra di Tutti Film Festival”, nella sezione «Fare cinema sociale a Bologna».

Sara Spimpolo

ASCOLTA L’INTERVISTA A GIANLUCA ZONTA:

Articolo precedenteMagneti Marelli, la cassa integrazione che prelude la tempesta
Articolo successivoArgentina verso il voto in un loop di disastro sociale