Passante Nord e People Mover: tra contestazioni e polemiche

In Comune e in Regione il Pd sembra voler accelerare su due grandi opere al centro di polemiche e contestazioni: il Passante Nord e il People Mover. La bretella autostradale e la monorotaia di collegamento con l’aeroporto porterebbero kilometri di cemento in città e in provincia, nonostante le promesse contro il consumo di suolo.

Martedì scorso, dopo la frizione registratasi sui temi della casa, di Atlantide e di Ronchi, il sindaco Virginio Merola ha incontrato gli alleati di Sinistra Ecologia e Libertà per tentare di ricucire. Casa, povertà e diritti civili i temi sui quali sembra essersi registrato il chiarimento, anche se, come ha spiegato lo stesso primo cittadino in una nota, proseguirà il “lavoro di verifica per comunicare insieme ai cittadini il buon lavoro fatto e capire assieme a loro cosa correggere e quanto condividere per realizzare un programma per Bologna fino al 2021”.
Se nelle tematiche prese in esame ci fossero anche stati i temi dell’ambiente e delle grandi opere, forse, l’esito dell’incontro sarebbe stato diverso.

In questi ultimi giorni, infatti, sembra registrarsi un’accelerata che riguarda due grandi e contestate opere che insistono sul territorio bolognese: il Passante Nord e il People Mover. Per il primo, ovvero la nuova bretella autostradale che, almeno nelle intenzioni, dovrebbe ridurre la congestione sul nodo di Bologna, è stato presentato un nuovo progetto da parte di Autostrade. Per il secondo, la monorotaia che dovrebbe collegare aeroporto e stazione, indiscrezioni del Corriere di Bologna rivelano che si sarebbe prossimi allo sblocco dell’opera, con l’avvio dei cantieri entro fine mese.

PASSANTE NORD. Il nuovo tracciato presentato da Autostrade è lungo 37,8 kilometri, 14 in più rispetto all’attuale autostrada, ed è più costoso dell’ipotesi precedente, per un esborso “massimo netto” di 1,28 milioni di euro.
All’appello, però, mancano le opere accessorie richieste dai Comuni interessati dal passaggio della nuova autostrada, che ha portato nove sindaci a diramare una nota con alcune critiche sulla nuova ipotesi.
A loro ha risposto l’assessore regionale ai Trasporti Raffaele Donini, che da un lato ha ribadito di non voler accettare veti sul Passante e dall’altro ha sostenuto che a decidere non saranno solo i Comuni attraversati, ma tutto il territorio provinciale.

“Il nuovo tracciato è una minestra riscaldata, molto invasivo e non porterà a nuove soluzioni – afferma ai nostri microfoni Gianni Galli, portavoce del Comitato per l’alternativa al Passante Nord – Anzi: aumenterà l’inquinamento invece di ridurlo”. La critica dei detrattori dell’opera si concentra su due punti: la devastazione del territorio agricolo, in particolare del terreno fertile che non potrà minimamente essere compensato, come è previsto, con la bonifica di aree delle ex caserme, e la banalizzazione dell’attuale autostrada, che sarebbe lo spreco di un anello che oggi funziona.

Il comitato insiste sull’inutilità dell’opera che, grattando sotto la patina, servirebbe solo a far lavorare le imprese di costruzioni locali, in difficoltà a causa della crisi. Una ragione che non è sufficiente per giustificare un’opera così impattante. “Anche i sindacati non stanno facendo il loro mestiere – sottolinea Galli – sposando quest’opera per la creazione di posti di lavoro che, se va bene, ci saranno fra 10 anni, mentre fin da ora, ad un terzo del costo previsto per il Passante, si potrebbe creare lavoro con la nostra proposta alternativa”. Proprio quest’ultima verrà ripresentata in un convegno, che ha ottenuto il patrocinio della Facoltà di Ingegneria dell’Università di Bologna, che si svolgerà nei primi giorni del mese di novembre.

Galli smonta anche le obiezioni dei sindaci ribelli: “Le opere accessorie non escono dallo schema del Passante, ma portano a nuove strade, quindi a nuova devastazione. Se un’opera è sbagliata non si può mitigare, ma occorre avere il coraggio di opporsi”.
Infine l’ultimo attacco è riservato all’assessore regionale Donini, accusato di dire molte bugie. “Si era impegnato – ricorda l’esponente del comitato – a frenare il consumo di suolo, ma per farlo ha tolto dal calcolo l’impatto delle infrastrutture, che secondo l’Ispra, negli ultimi 10 anni, hanno rappresentato il 41% del consumo di suolo generale”.

PEOPLE MOVER. L’accelerata più grossa, però, sembra essere quella sul People Mover, almeno stando alle indiscrezioni del Corriere di Bologna. Lo stallo registratosi per questioni finanziarie sembrerebbe prossimo a sbloccarsi con il contributo di Bper Banca ed Emil Banca, che sostituirebbero Banca Intesa, oltre all’impegno di Unicredit ed Unipol.
Non solo: sempre secondo il Corriere, Marconi Express, concessionaria per la costruzione e la gestione dell’opera, vorrebbe avviare gli espropri ed arrivare ad aprire i cantieri, che durerebbero tre anni, entro il 31 ottobre.

“Penso e spero che sia un bluff, come tanti ne abbiamo visti in questi anni – commenta Lorenzo Alberghini del Comitato No People Mover – L’accelerata è funzionale alle elezioni e la responsabilità è di una politica cieca, che ha come unico obiettivo quello di farsi pagare la campagna elettorale”.
Alberghini sostiene che il Comune sarebbe già nella facoltà di chiedere il pagamento delle penali al costruttore, ma non lo fa perché vuole a tutti i costi realizzare l’opera, invece che concentrarsi sulla soluzione alternativa rappresentata dal Servizio Ferroviario Metropolitano.

A gennaio, intanto, si terrà la prossima udienza del processo che riguarda il People Mover, che vede sedere sul banco degli imputati l’ex sindaco Flavio Delbono, l’ex presidente di Atc Francesco Sutti e l’ex presidente di Ccc, il costruttore dell’opera, Piero Collina, oltre ad alcuni dipendenti comunali.
A vario titolo, gli imputati dovranno rispondere di abuso d’ufficio e turbativa d’asta, per aver – questa l’accusa – confezionato una gara su misura per chi alla fine l’ha vinta.
“Non è un caso – osserva l’esponente del comitato – che la società sconfitta si sia costituita parte civile, così come abbiamo fatto noi”.