Mentre negli Stati Uniti va in scena lo sciopero degli sceneggiatori che sta creando grossi problemi allo showbusiness, in Italia le lavoratrici e i lavoratori dello spettacolo scrivono alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Ma quali sono le loro richieste? Abbiamo cercato di capirlo con Andrea Cegna, lavoratore dello spettacolo e giornalista.

La lettera a Meloni per attuare il “reddito di discontinuità”

Tra le tante riflessioni che il Covid-19 ha fatto esplodere, una sicuramente riguarda il mondo dello spettacolo, che più di tanti altri settori ha vissuto gli effetti negativi della pandemia. E si potrebbe dire che in Italia non se la sia mai passata benissimo, a causa della precarietà dei contratti e della mancata tutela a livello istituzionale dell’intermittenza tipica di questo lavoro. Si tratta, tra l’altro, di un settore spesso trascurato, perché ritenuto non indispensabile. Eppure provate ad immaginarvi un mondo senza film, libri o musica da ascoltare. Un mondo in cui non esistono più i teatri o gli spazi per andare ai concerti.

Comunque sembrava che le cose, dopo le molte pressioni e manifestazioni post-Covid da parte di chi in questo settore ci lavora, stessero per cambiare. Infatti a luglio del 2022 era stata approvata una legge – più precisamente la legge 105/2022 – pensata proprio per dare maggiori garanzie ai lavoratori e alle lavoratrici del mondo dello spettacolo. «Il punto più importante di questa legge – ci spiega Cegna – è il riconoscimento della discontinuità del lavoro. Il nostro è un lavoro fatto di lunghe pause sia per gli artisti e le artiste che per le manovalanze. Perché se gli artisti devono scrivere gli spettacoli o le canzoni, al tempo stesso chi si occupa di tutta la parte organizzativa, dall’ultimo dei facchini al più importante responsabile di produzione passando per ogni tecnico, deve conoscere le trasformazioni tecnologiche, deve studiare l’allestimento del tour e degli spettacoli teatrali, deve avere il tempo di provare, formarsi e studiare».

Insomma, anche quando non si producono spettacoli o concerti, si continua a lavorare e questo rende ancora più difficile conciliare la vita lavorativa con quella privata e soprattutto con il tempo del riposo. «Questo lavoro prevede orari stremanti – continua Cegna – e spesso anche spostamenti importanti per poter lavorare tutti i giorni».
Il secondo punto prevede la creazione di uno sportello per i lavoratori e le lavoratrici per quanto riguarda la questione delle assunzioni.

Ma se una legge adesso c’è, qual è il problema? Ebbene il fatto è che ogni legge da sola ha una valenza relativa, perchè per avere un effetto deve essere attuata attraverso decreti attuativi, appunto. La domanda che si pongono, dunque, le persone che lavorano in questo settore è: «come è possibile che il governo Meloni, in carica da settembre, non abbia avuto il tempo e la voglia di scrivere i decreti attuativi per la legge votata nel luglio scorso?».
E in realtà c’è di più. Perche nella manovra finanziaria approvata e votata dallo stesso governo Meloni a dicembre, sono stati effettivamente stanziati i fondi per finanziare il reddito di discontinuità chiamato indennità di discontuinità. Ma c’è un ma. Infatti, «questa legge a febbraio nel decreto mille proproghe ha avuto un orpello per cui non entrerà più in vigore nel maggio di quest’anno ma ci sarà tempo per scrivere i decreti attuativi entro agosto del prossimo anno».

Ma se i soldi per finanziare l’indennità sono stati già stanziati? Ebbene secondo Cegna questo significa che «i fondi verranno buttati. Non andranno né ai lavoratori e alle lavoratrici dello spettacolo, né a tante altre esigenze che ha il Paese».
I lavoratori dello spettacolo, però, sono stati utilizzati in un battibecco con il segretario della Cgil, Maurizio Landini, che contestava lo svolgimento del Consiglio dei ministri l’1 maggio, festa dei lavoratori. Meloni ha replicato alla Cgil sostenendo che allora il sindacato avrebbe dovuto spostare il concertone. Lavoratrici e lavoratori dello spettacolo, però, non ci stanno ad essere ridotti a materiale per battibecchi. Se Meloni ha riconosciuto il loro lavoro, allora che si prodighi per attuare la legge.

Sofia Centioni

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