Sono state reazioni dure quelle del presidente della Repubblica Sergio Mattarella e della presidente del Consiglio Giorgia Meloni al trattamento inumano e degradante riservato da Israele agli attivisti della Global Sumud Flotilla. Oltre a minacce, derisioni e insulti da parte del ministro israeliano Itamar Ben Gvir, gli attivisti intercettati illegalmente in acque internazionali, rapiti e reclusi sono apparsi in un video costretti a stare inginocchiati, con la testa china e le mani legate dietro alla schiena. Il tutto senza aver commesso reati, ma per aver fatto parte di una missione umanitaria pacifica.
L’indignazione per il trattamento inumano di Israele agli attivisti della Global Sumud Flotilla
Mattarella ha parlato di trattamento indecente e di un livello infimo di un ministro del governo di Israele, Meloni ha definito inaccettabile quanto accaduto e preteso le scuse da Israele. Per contro il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha liquidato la vicenda come un eccesso eccentrico del suo ministro.
Eppure lo stesso identico trattamento era stato riservato agli attivisti della precedente missione della flotilla, quelli intercettati nell’autunno scorso e tradotti illegalmente in Israele al pari dei colleghi attuali. E ciò che accade ai cittadini europei e internazionali è nulla rispetto al trattamento riservato ai detenuti palestinesi.
In questi sette mesi l’Europa e l’Italia non hanno fatto nulla. Non c’è stato alcun raffreddamento diplomatico, non è stata comminata alcuna sanzione ad Israele nonostante le continue violazioni del diritto internazionale, i crimini di guerra, il genocidio a Gaza.
Tutto l’orrore a cui abbiamo assistito ha suscitato al massimo qualche dichiarazione e qualche tiepida parola di condanna, al massimo la convocazione formale dell’ambasciatore Israeliano. Ma non è stata intaccata una sola delle partnership che l’Europa e l’Italia hanno con Tel Aviv.
Il doppio standard europeo nei confronti delle violazioni del diritto internazionale e dei crimini di guerra è diventato ormai proverbiale. Mentre alla Russia sono stati comminati diversi pacchetti di sanzioni, verso Israele, che ha compiuto gli stessi crimini o addirittura peggiori, non è stato adottato alcun provvedimento.In un recente incontro al Salone del Libro di Torino, la giornalista Francesca Mannocchi ha sottolineato che Israele nel sud del Libano sta compiendo la stessa identica cosa che la Russia compie in Ucraina. Ma mentre contro la seconda sono state comminate sanzioni, verso il primo si legittima addirittura l’operazione militare, parlando della legittimità di costruire una “security buffer zone”.
Quali sanzioni Italia ed Europa potrebbero comminare a Israele
«Quello che noi chiediamo è di applicare sanzioni finché Israele non rientra nella legalità», precisa ai nostri microfoni Raffaele Spiga di Bds Italia (Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni). La campagna internazionale attiva da molti anni ha individuato proprio nello strumento delle sanzioni una pratica nonviolenta per ottenere il ripristino dei diritti umani e il rispetto del diritto internazionale, che Israele viola sistematicamente da decenni.
«Non chiediamo la sparizione di Israele o altre stupidaggini di cui veniamo anche noi accusati, spesso ricorrendo all’argomento retorico dell’antisemitismo», sottolinea l’esponente del Bds.
Se Italia e Europa volessero fare sul serio, le sanzioni che potrebbero comminare, come ad esempio è stato fatto con la Russia, sarebbero molteplici. A partire dalla prima richiesta, cioè l’embargo militare e lo stop alle forniture, alle vendite e agli acquisti di armi e armamenti nei confronti di Israele.
«Dovrebbe essere un meccanismo automatico nei Paesi che siedono all’Onu e anche per l’Europa – sottolinea Spiga – In generale vale per tutti tranne che per Israele, dovremmo chiederci perché».
Un secondo capitolo riguarda gli Accordi di Associazione tra Unione Europea e Israele, che esistono dal 2000. Per la prima volta, negli ultimi mesi alcuni Paesi europei (tra cui Spagna e Irlanda) hanno chiesto di sospenderli, ma a porre il veto sono stati Germania e Italia.
All’interno di questi accordi, in particolare, si articolano diverse forme di collaborazione, tra cui una delle più importanti è Horizon Europe, il programma di sostegno alla ricerca scientifica dell’Ue, che paradossalmente ha garantito più risorse a Israele che agli Stati Membri.
«Nel periodo 2021-2027 sono stati finanziati 900 progetti che hanno coinvolto oltre 200 enti ed hanno garantito a Israele 1,1 miliardi di euro», sottolinea Spiga.
Nello specifico dell’Italia, è ancora in vigore il Memorandum militare con Israele, di cui il governo Meloni ha semplicemente cancellato il rinnovo automatico dopo le ingenti mobilitazioni contro il genocidio a Gaza.
Nato nel 2003 ed entrato in vigore nel 2025, il Memorandum prevede una vasta gamma di collaborazioni di tipo militare. Eppure Il diritto internazionale impone il dovere di astenersi da ogni cooperazione che possa facilitare o agevolare la commissione di crimini di guerra e contro l’umanità. È questa la ragione per cui un gruppo di giuristi ha inviato una diffida al governo proprio contro il rinnovo del Memorandum.
L’esponente di Bds Italia, inoltre, mette in risalto tutta un’altra serie di strette collaborazioni e permessi dati dall’Italia e dall’Europa in via esclusiva ad Israele che hanno dell’inquietante.
Dall’accesso ai dati sensibili dei cittadini europei fino allo spionaggio, come hanno recentemente rivelato le inchieste sullo spyware israeliano per tenere sotto controllo attivisti e giornalisti.
Tutti temi che potrebbero essere oggetto di sanzioni internazionali da parte degli Stati, a cui se ne aggiunge un’altra che recentemente è stata formulata in una proposta di legge: lo stop alla commercializzazione di prodotti provenienti dalle colonie illegali di Israele.
ASCOLTA L’INTERVISTA A RAFFAELE SPIGA:







