Dopo giorni di consultazioni, oggi è il giorno del Movimento 5 Stelle. La delegazione del primo partito arriva al Colle in sordina, con tre lunghe giornate di contrattazione alle spalle e l’obiettivo di costruire una maggioranza senza Renzi ormai naufragato. Mancato l’obiettivo di costruire una maggioranza allargata ai “responsabili”, il M5S si stringe intorno alla figura di Conte, mostrando un volto unito destinato a disgregarsi presto. Ne abbiamo parlato con il giornalista de Il Manifesto Giuliano Santoro

Le speranze disilluse del M5S: l’arrivo al Colle è segnato dai compromessi

All’indomani delle dimissioni di Conte, la posizione del M5S ruotava intorno a tre paletti: il supporto a Conte, la chiusura al dialogo con Renzi e il veto sui senatori dell’Udc. “Di questi paletti – commenta Giuliano Santoro – l’unico che resta in piedi è quello per cui si chiede il reincarico a Conte“. l’obiettivo di una maggioranza allargata senza Renzi è naufragato nei numeri deludenti di “responsabili” che si sono fatti avanti nei giorni passati, e nella giornata di ieri Conte è stato costretto a chiamare il leader di Italia Viva. Di fronte a questa sconfitta politica, il M5S per il momento mostra un fronte compatto, unito dietro alla figura di Conte.

D’altronde, sottolinea Giuliano Santoro, “è vero quello che dicono gli esponenti del Partito Democratico. Conte in questa fase è l’unico che può garantire non solo la sintesi della maggioranza, ma soprattutto che il M5S non imploda. Se ci fate caso c’è sempre un gioco delle parti tra Di Maio e Di Battista, e in questa fase DI Battista è ultracontiano, perché Conte viene visto come argine alle possibili manovre di Di Maio e dei più governisti”.

La battaglia personale di Di Maio

Se è vero che in questo momento il M5S sembra aver ritrovato l’unità, appena una settimana fa Di Maio aveva avuto un ruolo fondamentale nell’avvio della crisi di Governo. Se le dimissioni di Conte erano già nell’aria, infatti, è stata la decisione del Ministro degli Esteri di legare le sorti del Governo al nome di Bonafede a segnare la fine del secondo governo Conte. “Di Maio – commenta Santoro – gioca una partita tutta sua. La mia opinione è che Di Maio stia cercando di utilizzare questa crisi per spostare il M5S su posizioni moderate e più governiste e trasformarlo di fatto in un’altra cosa, con o senza Conte. Di Maio d’altronde è quello che è stato indicato, secondo quello che si dice, da Renzi come possibile Presidente del Consiglio al posto di Conte“.

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Anna Uras

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