È di stamattina la notizia riguardante la decisione degli Stati Uniti di sospendere la consegna di bombe a Israele. È stata sospesa la consegna di una spedizione di armi che consisteva in 1.800 bombe e da 910 chili e di 1.700 bombe da 225 chili. Washington ha affermato che non sosterrà un attacco a Rafah senza un piano ben strutturato di protezione dei civili. Questa decisione cade proprio nelle stesse ore in cui viene lanciata una mobilitazione globale per impedire la catastrofe umanitaria a Gaza, che richiede tra le altre cose proprio di fermare i trasferimenti di armi verso Israele.

Lo stop all’invio di armi a Israele per scongiurare il massacro a Rafah

Francesco Vignarca, portavoce della Rete italiana pace e disarmo, ci racconta di questa mobilitazione alla quale la Rete ha aderito. Tra le richieste delle oltre 250 organizzazioni che aderiscono alla mobilitazione ci sono anche quelle che chiedono ai responsabili delle violazioni del diritto umanitario internazionale e dei crimini di atrocità di risponderne. Inoltre, vengono esortati i governi a non essere complici delle continue violazioni del diritto internazionali, garantendo un cessate al fuoco che sia permanente. 

Ciò che Vignarca auspica è che la decisione degli Usa di stamattina non sia solo una mera mossa elettorale, ma vada verso una reale risoluzione del conflitto. Per la Rete italiana pace e disarmo solo le soluzioni diplomatiche sono realmente tali, l’utilizzo di armi non risolve nulla. Questo vale anche per tutti gli altri conflitti.
«Un blocco delle forniture militari non sarebbe solo importante di per sè, perché toglierebbe risorse per i bombardamenti e per gli attacchi – osserva il pacifista – ma potrebbe funzionare da grande leva di pressione nei confronti del governo israeliano affinché decida di sedersi al tavolo delle trattative e di smettere un’azione militare che finora non ha nemmeno portato ai risultati sperati».

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