Il deficit d’attenzione è un disturbo neurobiologico che ha origine durante l’infanzia. Si tratta di una condizione cronica che colpisce milioni di bambini e che, spesso, può continuare fino all’età adulta. Il disturbo è caratterizzato da una combinazione di problemi persistenti come la difficoltà a mantenere l’attenzione, l’iperattività ed il comportamento compulsivo. I bambini affetti dal disturbo in questione possono anche sviluppare problemi di autostima e relazioni problematiche e scarse prestazioni a scuola. In alcuni casi, i sintomi diminuiscono con il passare del tempo e, di conseguenza, anche il disturbo diventa meno invasivo.

È stato dimostrato, a tal proposito, che una diagnosi precoce ed un trattamento adeguato permettono un’evoluzione positiva del deficit di attenzione.

Quali sono le cause scatenanti ed i trattamenti consigliati?

Trattandosi di un disturbo abbastanza complesso, non è facile identificare e stabilire la causa scatenante. È considerata un’alterazione eterogenea derivanti dalle combinazioni dei vari fattori genetici ed ambientali hanno una grande influenza sullo sviluppo del deficit di attenzione. Questi comprendono fattori prenatali, perinatali e postnatali.

Altre cause possono essere, inoltre, la nascita prematura del bambino, prima della 37esima settimana di gravidanza; danni cerebrali nel grembo materno o nei primi anni di vita; l’utilizzo e l’abuso di alcol, fumo e sostanze stupefacenti.

Per quanto concerne, invece, il trattamento nei bambini e negli adolescenti differisce a seconda del paziente e della sua famiglia. Solitamente, è raccomandato un trattamento combinato che include: trattamento psicologico comportamentale, l’intervento farmacologico e psicopedagogico.

Qualche consiglio utile per la gestione del bambino affetto da deficit d’attenzione

Un bambino con deficit d’attenzione può imporre delle modifiche alla famiglia e alla quotidianità. Infatti, ha bisogno di cure e premure particolari. Ciò, però, non vuol dire che i genitori debbano annullarsi per seguire il bambino. Non sarebbe un bene sia per il bambino che per gli adulti e per l’equilibrio familiare.

Come gestire, quindi, un bambino con disturbo ADHD (acronimo dell’inglese Attention Deficit/Hyperactivity Disorder)?

Ecco 9 consigli per vivere una vita più produttiva:

  1. Pianificare la giornata. Il bambino deve avere un’agenda organizzata, deve conoscere le attività che svolgerà nel corso delle 24 ore;
  1. Fissare dei limiti chiari. È bene che in famiglia che tutti i componenti della famiglia siano al corrente degli obiettivi che il bambino deve raggiungere e le ricompense attese quando li raggiungerà. Naturalmente, però, nel caos in cui si superino le regole o il bambino non rispetti le direttive sarà opportuno togliere un privilegio, in modo che capisca i limiti;
  1. Essere positivi. I genitori, e la famiglia in generale, dovrebbero utilizzare parole positive che spronino all’azione e supportino il bambino. Al contempo, però, sarebbe opportuno non cadere nella trappola delle generalizzazioni ma optare per le specifiche;
  1. Dare delle istruzioni. Il bambino dovrà ricevere delle indicazioni chiare e precise, in modo che possa agire di conseguenza e ricevere, ove necessario, delle lodi;
  1. Incentivare il bambino. È consigliabile impostare il sistema di incentivi utilizzando un grafico a punti o a stella, in modo da spronare il bambino a seguire le regole per poi ricevere e guadagnare dei privilegi;
  1. Intervenire precocemente quando compaiono i primi sintomi e, ovviamente, prestare attenzione ai dettagli;
  1. Situazioni sociali. È opportuno crearle ma con cura. Il bambino potrebbe non vivere nel migliore dei modi una situazione molto affollata;
  1. Esercizio fisico. L’attività sportiva aiuta a scaricare lo stress e contribuisce a migliorare la qualità del sonno e del riposo;
  1. Alimentazione. Un altro aspetto della vita e della quotidianità del bambino da non trascurare è relativo al cibo ed alla sana e corretta alimentazione.