Il nuovo libro della giornalista Ylenia Sina esplora gli stretti legami tra politica e costruttori nella Capitale. Dai terreni dal valore fluttuante, passando per le delibere ad hoc, sino agli sfavillanti centri commerciali, Sina svela le complesse dinamiche che regolano l’urbanistica a Roma.

Il libro di Ylenia Sina

La Capitale raccontata da Ylenia Sina nel suo “Chi comanda Roma” edito da Castelvecchi, è una città fatta d’intrecci tra potere politico ed economico, tra banche e proprietari fondiari. Non è un quadro lusinghiero quello descritto da Sina, e non fa che aggiungersi all’ancor più desolante scenario venuto alla luce con l’inchiesta “Mondo di Mezzo”, già ribattezzata Mafia Capitale.

Sina si concentra sulla questione urbanistica nella capitale svelando come il potere parta e passi dalla terra. La proprietà della terra è al centro di tutto quello che si muove a Roma. La terra è acquistata con una destinazione d’uso, e può diventare una miniera d’oro semplicemente con una delibera che ne cambi, appunto, la destinazione. In questo sistema, così lo definisce la giornalista, sono le banche a detenere un grande potere, capaci come sono di sostenere i maxiprogetti edilizi. Allo stesso tempo, la stampa riesce a indirizzare non soltanto le scelte politiche, ma la stessa opinione pubblica. I giornali romani sono in mano ai grandi gruppi editoriali, presenti nei consigli d’amministrazione delle banche, e sponsor, più o meno occulti, dei candidati alle elezioni.

Succede così che le grandi scelte sull’urbanistica o le variazioni ai piani regolatori avvengano per precisi interessi politico-economici che minano alla base il rapporto tra istituzione locale e cittadini. Si pensi, è questo l’esempio che porta Ylenia Sina, al grande progetto di centro commerciale nel cuore del quartiere di San Lorenzo, che distruggerebbe totalmente quell’economia di prossimità che fa vivere tutto il quartiere, senza parlare dell’invasione delle sale da gioco nelle periferie.

Insomma, non è un bel momento per Roma e il libro “Chi Comanda Roma” non alimenta di certo l’ottimismo.

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