Domenica scorsa oltre cento persone hanno partecipato al presidio delle lavoratrici e dei lavoratori precari dei musei fiorentini, svoltosi al Piazzale degli Uffizi. Si tratta solo di una tappa di una vertenza cominciata prima delle feste natalizie.
Al centro della protesta, la condizione di precarietà strutturale che da anni caratterizza gli appalti nei musei fiorentini. Le aziende che gestiscono il servizio, denuncia il sindacato SUDD Cobas continuano a ignorare le richieste di confronto. Ancora più grave, denunciano i lavoratori, è il silenzio del Ministero della Cultura, committente degli appalti.

La vertenza su Uffizi e musei fiorentini: basta precarietà nella cultura

La vertenza di SUDD Cobas va a toccare un problema sempre più diffuso: il precariato nel settore pubblico, in particolare nella cultura. Per il sindacato è inaccettabile trascorrere anni tra contratti a progetto e rapporti a termine, per poi essere estromessi a ogni cambio di appalto e sostituiti da personale ancora più precario.
La situazione riguarda anche chi ha un contratto a tempo indeterminato: l’ultimo cambio di gestione avrebbe infatti peggiorato le condizioni di lavoro complessive. Un sistema che, secondo i manifestanti, ha prodotto negli ultimi vent’anni un esercito di precari e una divisione tra lavoratori di “serie A” e “serie B”, impiegati nelle stesse mansioni ma con contratti e salari diversi.

Il paradosso è rappresentato dai numeri delle Gallerie degli Uffizi: con circa cinque milioni di visitatori l’anno e oltre 60 milioni di euro di incassi, il museo è il più visitato d’Italia e uno dei pilastri dell’industria turistica fiorentina.
Una ricchezza che, denunciano i sindacati, continua però a poggiare su lavoro povero e instabile. Emblematico il caso di parte del personale in appalto, inquadrato con il contratto Multiservizi e retribuzioni inferiori rispetto a colleghi con le stesse mansioni.
«Il sistema va avanti così da almeno due decenni – sottolinea ai nostri microfoni Luca Toscano di Sudd Cobas – ma la questione è esplosa all’ultimo cambio di appalto, quando lavoratrici e lavoratori che erano lì da 15-18 anni sono stati esclusi».

Le lavoratrici e i lavoratori chiedono la stabilizzazione di tutti i precari, molti dei quali avrebbero già maturato da anni il diritto a un contratto a tempo indeterminato. Una richiesta rivolta anche al direttore delle Gallerie degli Uffizi, Simone Verde, chiamato a prendere una posizione chiara.
Nei prossimi giorni una delegazione sarà ricevuta dall’assessore comunale Dario Danti: al Comune di Firenze e alla Regione Toscana si chiede di sostenere una battaglia definita “di civiltà”, perché – ribadiscono i manifestanti – non può esserci cultura senza il rispetto dei diritti di chi lavora.

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