Trentadue persone morte mentre si trovavano sotto la custodia dell’Immigration and Customs Enforcement (Ice). È questo il dato che segna il 2025 come l’anno più letale per l’agenzia federale americana responsabile delle politiche di detenzione e deportazione dei migranti, eguagliando il record del 2004. Un numero mai raggiunto negli ultimi due decenni, frutto di un’escalation che coincide con il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca e con il rilancio della sua offensiva contro l’immigrazione.
La ragione per cui si torna a parlare dell’agenzia, nata dopo il 2001 per contrastare il terrorismo interno, è l’omicidio da parte di un agente dell’Ice di Renee Nicole Good, cittadina americana di 37 anni. La versione fornita dalle autorità, immediatamente difesa dall’amministrazione Trump, ha scatenato proteste e polemiche, soprattutto per il contesto in cui è maturata la sparatoria.

I morti sotto custodia dell’Ice, la polizia anti-migranti degli Stati Uniti

«Nei giorni precedenti all’uccisione, Minneapolis era stata teatro di una vasta operazione federale: circa 2mila agenti dell’Ice erano stati dispiegati in città, dando il via a una serie di retate con centinaia di fermi al giorno», racconta ai nostri microfoni Luca Sebastiani, giornalista di Domani che si è occupato della vicenda.
Quella di Minneapolis in realtà è una strategia già vista nel corso del 2025 in altre aree del Paese, dove le operazioni anti-immigrazione si sono tradotte in tensioni, disordini e un aumento delle persone detenute.
Al momento nei centri di detenzione amministrativa, ribatezzati “magazzini della deportazione”, sono recluse circa 70mila persone. Ed è proprio l’incremento delle detenzioni a spiegare, in larga parte, l’impennata dei decessi. Nel 2024 le morti sotto custodia Ice erano state 11, nel 2023 sette, nel 2022 appena tre. In due anni, il numero è quadruplicato.

Le cause ufficiali parlano di convulsioni, arresti cardiaci, insufficienze respiratorie, ictus, tubercolosi e suicidi. In alcuni casi si tratta di patologie pregresse, in altri di circostanze considerate sospette da familiari e associazioni per i diritti civili. Nella maggioranza dei casi le cause di morte non sono note.
Tutti i decessi sono avvenuti nei centri di detenzione dell’Ice o in ospedali, ma sempre mentre le persone erano sotto il controllo diretto degli agenti federali.
Emblematico è il caso di Marie Ange Blaise, haitiana 44enne arrestata in Florida, morta dopo aver lamentato dolori al petto e all’addome ed essersi vista rifiutare una visita medica.

Oltre alle morti in custodia, cresce anche il numero delle sparatorie che coinvolgono l’Ice. Secondo il New York Times, da ottobre scorso gli agenti hanno aperto il fuoco almeno nove volte, quasi sempre contro persone a bordo di veicoli. Considerando l’intero periodo successivo all’insediamento di Trump, il totale sale a 11, come riportato da Newsweek.
I regolamenti interni autorizzano l’uso della forza letale solo in presenza di una minaccia imminente di morte o di gravi lesioni. Allo stesso tempo, agli agenti viene chiesto di evitare situazioni che rendano inevitabile il ricorso alle armi. Ma i video dell’uccisione di Minneapolis, diffusi online, hanno sollevato seri dubbi sul rispetto di queste linee guida.

Un dispositivo propagandistico: il raddoppio dell’Ice voluto da Trump

Il rafforzamento dell’Ice è sostenuto da un investimento economico senza precedenti. Nell’ultimo bilancio federale, il cosiddetto “One Big Beautiful Bill”, «l’amministrazione Trump ha destinato circa 170 miliardi di dollari in quattro anni alle politiche migratorie. Di questi, 8 miliardi sono riservati esclusivamente al reclutamento di nuovo personale», sottolinea Sebastiani.
Nel giro di un anno, l’Ice ha raddoppiato il proprio organico, passando da circa 10mila a oltre 22mila funzionari. Una crescita rapidissima che ha alimentato interrogativi sui criteri di selezione, sull’abbassamento dei requisiti di accesso e sulla formazione degli agenti, chiamati a esercitare poteri di polizia molto estesi.

Nonostante le polemiche e il numero record di morti, la linea della Casa Bianca non cambia. La priorità resta l’intensificazione delle deportazioni e delle detenzioni, anche di fronte a casi controversi come quello rivelato dal Washington Post, che ha documentato il trasferimento di migranti minorenni in un carcere minorile ad alta sicurezza in Pennsylvania, una struttura già al centro di accuse per abusi fisici e sessuali.
Trentadue morti in un solo anno non sembrano sufficienti a rallentare la strategia dell’amministrazione Trump. La macchina dell’Ice continua a muoversi, sostenuta da fondi record, nuove assunzioni e una politica migratoria sempre più aggressiva.

ASCOLTA L’INTERVISTA A LUCA SEBASTIANI: