Ospedali sotto pressione. Personale sanitario esausto e carente. Malati spaventati dalla prospettiva di rimanere soli. La seconda ondata dell’epidemia di Coronavirus si sta abbattendo su sistema sanitario nazionale già stremato che, se non si corre ai ripari, rischierà presto di crollare. «Ci aspettavamo il picco tra gennaio e febbraio. Invece è decisamente anticipato», aveva dichiarato Chiara Gibertoni, direttrice del Policlinico Sant’Orsola di Bologna. L’andamento inaspettato della curva del virus ha in questo modo esasperato una situazione già affannosa. L’Emilia-Romagna e Bologna stanno però cercando di contrastare l’aggravarsi di questa crisi, puntando sulla riorganizzazione del sistema sanitario regionale attraverso il Piano di Recupero Straordinario, un piano di investimenti «da 180 milioni di euro – come spiega Stefano Franceschelli di Cisl Fp – di cui la parte più consistente servirà al rifacimento dei padiglioni del Sant’Orsola che devo essere adeguati agli standard di sicurezza attuali». Anche l’attività sanitaria privata è scesa in campo in questa fase di riorganizzazione, collaborando con quella pubblica.

Sanità sotto pressione: i nodi del problema

Snodo cruciale di questa emergenza sanitaria sembra essere però quello relativo al personale sanitario. Dopo una prima ondata che ha messo in ginocchio medici, infermieri e tecnici di tutto il Paese, lo spettro di una nuova crisi torna ora ad aleggiare. A differenza di ciò che è accaduto nella Fase 1, si sta ora cercando di mantenere il personale dei reparti non d’urgenza operativo nel proprio ruolo, senza ricorrere al prestito di medici e infermieri ai reparti Covid, mandando così in sofferenza la medicina non d’urgenza. Medicina, quest’ultima, già stressata dal rinvio di alcuni ricoveri non d’urgenza e dal mancato smaltimento totale di quelli posticipati già durante il primo lockdown. «Alla Ausl ci sono 650 infermieri in più – spiega Giuliano Barigazzi, assessore comunale alla Sanità – è stata anticipata di un mese e mezzo, al 18 novembre, la scadenza di concorso per personale infermieristico e si stanno assumendo specializzandi medici fin dal quarto anno».

Ma il peso di questa seconda emergenza non incombe solo sulle spalle dei malati-Covid. Un reparto delicato come ad esempio quello di oncologia si sta da poco muovendo per recuperare le 25.000 mammografie rimaste in arretrato. Come già accennato però, l’obbiettivo è quello di non incorrere in pesanti blocchi. «Il resto del sistema – afferma Barigazzi – anche se molto sovraccarico e con grande intensità di lavoro degli operatori per ora funziona. Se la flessione della curva però non cambierà allora potremo trovarci davvero in difficoltà».

A risentire di questa situazione di crisi tra i malati non-Covid vi sono però anche i pazienti affetti da malattie croniche o rare. Giovanni Battista Pesce, presidente della sezione Emilia-Romagna di Aice (Associazione Italiana contro l’Epilessia) ha affermato come la mancanza di farmaci anticonvulsionanti, anche dovuta ai lockdown della Fase 1, sia la maggior criticità per i pazienti affetti da questa patologia. Altri rami della medicina che segue le malattie neurologiche sono invece riusciti a mantenere il proprio livello standard di assistenza medica, come spiegato da Filippo Martone, presidente di AssiSLA ONLUS (Associazione regionale per l’assistenza integrata contro la Sclerosi Laterale Amiotrofica). Anche per quanto riguarda l’oncologia pediatrica, come spiega Francesca Tostoni (Direttrice Generale Ageop Ricerca), gli sforzi per garantire cure e visite specialistiche stanno dando i loro frutti.

Spesso dimentico ma di fondamentale importanza, anche l’aspetto della salute mentale è cruciale per i pazienti Covid e non. Carlo Hanau, presidente dell’Organizzazione di volontariato Tribunale della Salute e membro del Comitato Utenti Familiari e Operatori del Dipartimento di salute mentale dell’Ausl di Bologna, ha infatti affermato come servano più sforzi per garantire anche ai pazienti non-Covid un sostegno psicologico che li aiuti a superare con più serenità questo periodo difficile.

Francesca Chiamenti

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