Nuovo sciopero degli operatori ambientali, che a Bologna hanno bloccato il traffico davanti alla sede di Hera. Chiedono il rinnovo del contratto nazionale e lo stop allo spezzettamento dei servizi attraverso gli appalti. “La competitività si fa con innovazione e investimenti, non sul costo del lavoro”.

Le lavoratrici e i lavoratori dei servizi ambientali sono tornati a scioperare questa mattina per il rinnovo del contratto nazionale. Dopo la mobilitazione del 30 maggio non si è sbloccata la trattativa con le aziende e i sindacati hanno indetto un’altra mobilitazione.
A Bologna si è dato vita ad un presidio davanti alla sede di Hera, in viale Berti Pichat, che ha prodotto il blocco del traffico.
Come azione simbolica, gli scioperanti hanno sparso per terra cartacce (poi raccolte).

“Il nodo cruciale è il costo del lavoro – spiega ai nostri microfoni Silvia Marani, delegata della Fp-Cgil – Le aziende vorrebbero garantire la competitività e la produttività attraverso appalti ed esternalizzazioni del servizio che producono differenziazioni tra i lavoratori all’interno dello stesso servizio“. Il sindacato, invece, indica negli investimenti e nell’innovazione la strada per la competitività.
“A Bologna, all’epoca di Seabo, fu brevettato un attacco che poi è circolato in diverse città – sottolinea Marani – ma se si spezzetta il servizio in piccole aziende, non c’è la possibilità di fare investimenti ed innovazione”.

Il rischio, che è già in buona parte realtà, è che tutto ricada letteralmente sulle schiene dei lavoratori. “Questo porterà inevitabilmente a ricadute sui costi sociali e sanitari per la collettività – osserva la sindacalista – oltre ad esserci problemi per la tenuta della qualità del servizio”.

Articolo precedenteLa domenica di Radio Città Fujiko
Articolo successivoRevisionismo e negazionismo, quale Giornata della Memoria?