Un normale intervento del servizio d’ordine, che serve proprio a tutelare l’incolumità durante i cortei, senza violenza, senza nemmeno toccare la persona che è stata allontanata. Così Giacomo Marchetti, la persona che ha allontanato il pensionato di Italia Viva Tino Ferrari perché esponeva la bandiere dell’Unione europea e dell’Ucraina al corteo del 25 aprile, oggi ha spiegato in conferenza stampa le ragioni del suo gesto che, oltre allo scandalo sui social, gli è valso insulti e minacce. Un odio che si è riversato tanto sui suoi profili quanto su Contropiano, la testata di cui è redattore.
25 aprile, parla il responsabile del servizio d’ordine che ha allontanato il pensionato a Bologna
Circa 10mila persone sono scese in piazza a Bologna in giorno della Liberazione, tra studenti, lavoratori e famiglie: per gli organizzatori si tratta di un segnale di voler continuare con la strada intrapresa con gli scioperi generali e le grandi manifestazioni dell’autunno scorso. Il corteo, partito da piazza de l’Unità e culminato al Pratello, aveva contenuti politici chiari, ovvero l’opposizione alle politiche guerrafondaie portate avanti dal Governo italiano e dall’Unione Europea, e i relativi simboli loro simboli.
In quel contesto è accaduto l’episodio che ha coinvolto il pensionato di Italia Viva, Tino Ferrari, che non si è presentato alla manifestazione istituzionale di Piazza Maggiore, ma al corteo antagonista con una triplice bandiera, quella dell’Italia, quella dell’Unione europea e quella dell’Ucraina.
Gli organizzatori della manifestazione hanno spiegato questa mattina in conferenza stampa come è nato lo stesso corteo: prima un appello, poi un’assemblea per confrontarsi sui temi, sui contenuti e su come stare in piazza. Il pensionato non ha partecipato ad alcuno di questi momenti e pretendeva di entrare nella manifestazione con simboli che rappresentavano ciò che i manifestanti criticavano.
Di qui l’intervento di Marchetti, che ha allontanato Ferrari senza nemmeno toccarlo, anzitutto per l’incolumità sua e di tutti altri manifestanti. Quelle bandiere, infatti, potevano essere lette come una provocazione e da lì potevano scaturire episodi, quelli sì, assai più bruschi.
«Mi assumo la responsabilità dell’allontanamento che è stato fatto di quella persona, per fare in modo che la sua incolumità venisse assicurata in quel dato tipo di contesto – ha dichiarato Marchetti – Si era esplicitamente detto qual era il perimetro politico della manifestazione».
Il responsabile del servizio d’ordine ha ricordato che ciò che ha fatto è pratica comune in tutte le manifestazioni e non costituisce alcun reato. E ha citato ad esempio le bandiere della Palestina a cui, qualche tempo fa, non fu permesso di entrare in un corteo che aveva tra gli organizzatori il Pd. Così come, ironizza Marchetti, «cosa sarebbe successo se una manifestazione di Fratelli d’Italia nel giorno del ricordo delle foibe qualcuno avesse portato una bandiera della federazione jugoslava?».
Un aspetto non indagato dai media della questione è se effettivamente Ferrari avesse contezza del contesto in cui si trovava. Se aveva capito che corteo era, con quali parole d’ordine e quali visioni politiche.
L’esposizione immediata di Matteo Renzi, che ha subito cavalcato l’episodio bolognese denunciandolo con sdegno, insospettisce gli organizzatori del corteo rispetto alla strumentalizzazione che è stata fatta dell’episodio.
Non solo: l’enfatizzazione di episodi come quello bolognese avrebbe avuto lo scopo di oscurare sia altri episodi, come ad esempio gli spari contro due militanti dell’Anpi avvenuti a Roma, di cui questa mattina è stato individuato il responsabile che ha confessato di appartenere alla Brigata Ebraica, sia di distogliere dal senso politico della grandissima partecipazione che proprio il 25 aprile si è registrata in tutte le piazze, dopo gli scioperi generali per la Palestina e il No al referendum costituzionale.
Nel frattempo, però, lo stesso Marchetti è stato messo alla gogna mediatica e il suo gesto è stato anche taroccato con l’utilizzo dell’intelligenza artificiale. Nel video che ritrae tutta la scena, infatti, si vede il responsabile del servizio d’ordine che non tocca mai il pensionato né le bandiere che porta con sè. In un’immagine circolata sui social network, ricavata da un fotogramma del video e modificata, Marchetti impugnerebbe le bandiere per strapparle a Ferrari, episodio mai avvenuto.
L’accaduto è ancora più grave perché quell’immagine è stata utilizzata anche dall’edizione bolognese di Repubblica, quindi da un quotidiano di informazione.
ASCOLTA L’INTERVISTA A GIACOMO MARCHETTI:







