Giovedì 21 maggio 2026, a partire dalle 18:30 presso il Cinema Italia di Castenaso, torna in scena Blu di Genova, il progetto dedicato al riuso creativo del denim realizzato dagli studenti dell’IPSAS “Aldrovandi Rubbiani”.
Informazioni sull’evento
Blu di Genova nasce come progetto di upcycling e recycling che valorizza il denim come materiale vivo, trasformabile e capace di raccontare nuove storie attraverso la moda. L’obiettivo principale è la sensibilizzazione al riciclo e al riuso dei capi quale esempio di buone pratiche di produzione ecosostenibile e di economia circolare, in apposizione alle regole della produzione della fast fashion e all’inquinamento dell’ecosistema causato da pratiche invasive utilizzate per la produzione del tessile per l’abbigliamento.
La serata di giovedì 21 maggio si terrà presso il Cinema Italia di Castenaso (Via P.C.S. Nasica 30/a), con conferenza stampa alle 18:30 e sfilata alle 19:00. La mostra riunisce una preziosa collezione di capi realizzata dagli studenti dell’Ipsas “Aldrovandi Rubbiani”, tramite il riciclo creativo e la confezione ex novo utilizzando capi dismessi e pezze di tessuto in denim. La rassegna – con il supporto tecnico e scientifico della Modateca Igor Pallante (MIP) – centro d’eccellenza per il riuso creativo e la conservazione tessile – mira a coinvolgere la cittadinanza e in particolar modo la popolazione scolastica, orientando ogni cittadino a una nuova consapevolezza sul riciclo come pilastro dell’economia circolare.
MIP Modateca Igor Pallante, protagonista della mostra del 21 maggio, è un archivio e laboratorio fondato nel 2011 con l’obiettivo di fornire, in una raccolta “unica” e soprattutto “pubblica”, testi dedicati in primo luogo agli studenti e studiosi di moda, arti visive e design. L’Associazione Friends of MIP – il braccio operativo e culturale che sostiene le attività della Modateca – promuove la divulgazione del fondo MIP attraverso la donazione di testi e l’organizzazione di eventi, laboratori e numerose altre iniziative, operando per accrescere tanto il catalogo quanto l’impatto sociale e culturale del progetto.
Marco Improta







