Giornata della memoria Radio Città Fujiko

Luca Alessandrini, direttore dell’Istituto “Parri”, commenta gli episodi che hanno guastato la Giornata della Memoria: “Gli anticorpi sono pochi e insufficienti”. Al centro dell’attenzione l’inchiesta su Casapound e le dichiarazioni di Berlusconi su Mussolini.

È stato un 27 gennaio almeno anomalo quello celebrato ieri. Nella Giornata della Memoria, che serve a ricordare la Shoah e i crimini compiuti da nazismo e fascismo, sembra che in Italia si facciano sempre più spazio negazionismo e revisionismo storico.
A commentare i due episodi più recenti è Luca Alessandrini, direttore dell’Istituto storico “Ferruccio Parri”. In una rubrica sul Fatto Quotidiano, Alessandrini ricorda l’inchiesta su Casapound, da cui è emersa l’intercettazione sulla pianificazione dello stupro di una studentessa “perché ebrea”, e le esternazioni di Silvio Berlusconi su Benito Mussolini, che non avrebbe fatto solo cose sbagliate.
“Sono rispettivamente classiche manifestazioni di negazionismo e revisionismo”, commenta Alessandrini ai nostri microfoni. Quel che turba di più lo storico, però, sono le risposte date a Berlusconi per le sue dichiarazioni: “Non si può rispondere facendo semplicemente l’elenco dei crimini commessi dal fascismo, perché il fascismo stesso è un crimine”.

Secondo lo studioso, il consenso che formazioni neofasciste stanno ottenendo in Italia e in Europa è preoccupante. “Gli anticorpi sono pochi e insufficienti”, osserva Alessandrini, che ricorda come la crisi, economica e valoriale, lo smarrimento e la disperazione in cui larga parte della popolazione europea versa, sono terreno facile per il radicamento di questi gruppi, che sanno tradurre bene il fastidio generale. Meccanismi analoghi, racconta Alessandrini, furono adottati dall'”anti-antifascismo” fin dal dopoguerra.
Quanto ai giudizi storici espressi della classe dirigente attuale, il direttore dell’istituto “Parri” è tranchant: “Sono concezioni arcaiche della storia. Chi cita la buonafede dei fascisti dice una cosa senza senso. Anche i carnefici di Auschwitz erano in buona fede, ma ai fini della storia non conta nulla”.