E’ morto oggi il capo della polizia Antonio Manganelli. L’Osservatorio sulla repressione fa un bilancio del suo operato ed è scettico su una futura democratizzazione delle forze dell’ordine.

Dopo una lunga malattia e l’aggravamento delle condizioni nelle ultime ore, è morto oggi il capo della polizia Antonio Manganelli. Succeduto a Gianni De Gennaro, Manganelli è andato al comando della polizia nel 25 giugno del 2007.
Ma qual è il bilancio del suo lavoro nella gestione delle forze dell’ordine?

Secondo l’Osservatorio sulla Repressione, Manganelli ha dato continuità alle politiche del suo predecessore e non ha portato, invece, alcun processo di democratizzazione delle forze dell’ordine.
Eppure Manganelli, da capo della polizia, ha avanzato le proprie scuse per i fatti della Diaz, durante il G8 di Genova nel 2001.
“Le scuse erano dovute – osserva Italo Di Sabato dell’Osservatorio sulla Repressione – dal momento che alcuni suoi uomini sono stati condannati in via definitiva”.
Scuse anche tardive, secondo l’associazione che recensisce gli abusi con la divisa, che non collimano con le politiche di promozione o non allontanamento dei responsabili dei pestaggi durante le giornate di Genova.

Di Sabato, però, non è fiducioso sul fatto che qualcosa possa cambiare da ora in avanti. “Le richieste avanzate durante la campagna elettorale, come il numero identificativo sulle divise degli agenti o l’introduzione del reato di tortura, resteranno disattese perché questo Parlamento è concentrato a discutere sui soldi della casta ed è impermeabile alle istanze sociali”.
Anzi, per l’osservatorio, con l’acuirsi della crisi e del disagio, l’unica risposta chiara sarà quella repressiva e il capo della polizia che verrà designato ora avrà il compito di aumentare la paura e l’insicurezza per giustificare la repressione.

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