Il G7 inizia oggi in Puglia e fa discutere la decisione del governo italiano, in realtà smentita da Palazzo Chigi, di rimuovere dalla bozza del summit il riferimento a garantire «un accesso effettivo e sicuro all’aborto». Questo passaggio era stato inserito durante lo scorso G7 tenutosi a Hiroshima ed era stato fortemente voluto da Francia e Canada. La decisione di eliminarlo va ricercata nello stretto legame tra Fratelli d’Italia e i gruppi Pro Vita, la cui ingerenza è sempre più forte e al contempo carsica. Ne abbiamo parlato con Federica Di Martino, attivista e proprietaria della pagina Instagram “IVG, ho abortito e sto benissimo”.

Il G7, il diritto all’aborto e le mosse del governo Meloni

«La premier Meloni aveva sottolineato più volte la volontà di non toccare la 194 ma di fatto i recenti sviluppi dimostrano che vuole togliere il diritto di aborto alle donne nel nostro paese, favorendo l’ingerenza di movimenti antiabortisti all’interno dei luoghi della salute pubblica. Si nota perché i fondi stanziati per questi gruppi sono sempre di più» esordisce Di Martino, che continua specificando come «le dinamiche di politica interna hanno inevitabilmente delle ripercussioni anche sul resto d’Europa, la questione della rimozione dell’aborto dalla bozza del G7 che spezza la continuità con quello di Hiroshima ne è l’ennesima dimostrazione». 

Si fa riferimento ai fondi del Pnrr utilizzati per far entrare gli antibortisti nei consultori, ma non solo, perché Di Martino sottolinea come manchino totalmente le tutele al diritto di aborto: «Non siamo un paese utopico che non ha bisogno di tutelare l’aborto e in cui basta una legge, occorre che ci siano degli strumenti che garantiscano il rispetto di quella stessa legge». Ed è partendo da questa consapevolezza che Di Martino parla della necessità di un istituto di vigilanza che garantisca il diritto all’interruzione volontaria di gravidanza, in grado anche di evitare che passino in sordina accordi tra consultori e associazioni antiabortiste. 

Servono misure di tutela proattive perché «anche con i governi precedenti a questo è accaduto che tantissime misure venissero fatte passare sottotraccia, per esempio io ho assistito all’approvazione di una convenzione tra un gruppo antiabortista e una ASL napoletana stilata il 14 agosto, una giornata che sembra scelta appositamente per evitare contestazioni» racconta Di Martino. La Francia è un laboratorio illuminato perché ha inserito l’aborto in costituzione, ma basterebbe anche solo seguire le linee guida dell’OMS, che raccomanda di potenziare l’accesso all’aborto farmacologico, elemento che ovvia anche all’obiezione di coscienza. 

In questo scenario i consultori acquisiscono un ruolo cardine, ma da anni sono depotenziati e sottofinanziati. «Senza contare che la sanità è materia regionale e quindi l’accesso all’aborto è diverso a seconda delle Regioni, l’autonomia differenziata esacerberà il problema». Infine, De Martino ricorda la proposta di legge mossa dai movimenti antiabortisti che, se approvata, obbligherebbe all’ascolto della contrazione cardiaca del feto: «occorre fare proposte concrete perché mi sembra che il piano molto spesso sia quello di contrasto ai movimenti antiabortisti, ma  non basta, occorre che ci siano proposte proattive, altrimenti passerà il governo meloni e arriverà un altro governo ma i diritti continueranno a non essere garanti».

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