Il vertice della Nato a Vilnius, in Lituania, ha ufficializzato l’entrata della Svezia nell’alleanza militare. È infatti venuto meno il veto della Turchia, anche a fronte del vergognoso scambio sulla pelle dei rifugiati curdi presenti nel Paese scandinavo.
Ma l’allargamento della Nato potrebbe non essere finito, almeno a sentire le parole del segretario generale Jens Stoltenberg, che ha affermato: «L’Ucraina si è avvicinata molto di più alla Nato, e questo dovrebbe riflettersi in tutte le decisioni dell’Alleanza». Oltre ad un possibile futuro ingresso di Kiev, che produrrebbe conseguenze incalcolabili nel conflitto in corso, c’è un altro Paese, la Georgia, che potrebbe entrare.

La Nato si allarga con la Svezia e l’Europa agisce contro il suo interesse

«Dopo il 1989 – osserva ai nostri microfoni Fabio Alberti di Un Ponte per – l’Occidente, in particolare gli Stati Uniti, invece di prendere atto che era finito un duopolio mondiale del sistema economico e di potere e quindi di sciogliere l’alleanza che non aveva più senso, ha deciso di rafforzarla per ottenere l’obiettivo strategico del mantenere la supremazia».
Ciò purtroppo ha determinato l’aumento del rischio di guerre in tutto il globo, come abbiamo visto negli ultimi vent’anni. E la stessa guerra in Ucraina, osserva il pacifista, è una delle conseguenze di questa politica espansionista della Nato.

Alberti, però, si concentra sulla posizione dell’Europa, che negli ultimi anni è cambiata. Fino a non molti anni fa, infatti, l’Italia di Romano Prodi, la Germania di Angela Merkel e la Francia di Nicholas Sarkozy si erano opposte ad un allargamento della Nato, perché un rafforzamento in tal senso avrebbe determinato un rafforzamento del controllo statunitense sull’Europa.
Ora invece, in particolare con l’ingresso della Svezia nell’alleanza militare, l’Europa pare aver cambiato posizione. Perché? «E chi lo sa – ironizza Alberti – Questa politica va contro non tanto agli ideali, ma agli interessi stessi dell’Europa, che con la Russia avrebbe potuto costruire uno scambio tra tecnologia e materie prime che avrebbe giovato ad entrambi i sistemi economici».

L’allargamento della Nato, dunque, non giova né all’Europa, né al mondo intero, che con la minaccia delle armi vede aumentare il rischio di nuovi conflitti o dell’allargamento di quelli esistenti.
In tutto questo che peso hanno i pacifisti? La conferenza internazionale di Vienna ha dimostrato che ci sono, nonostante l’oscuramento mediatico. Ma a differenza della guerra in Iraq, con la grande manifestazione del 2003, il movimento pacifista appare più debole, anche per il fatto che la guerra in Ucraina è più complessa e richiede una capacità di lettura delle sfumature maggiore.

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