I comitati di Bologna rispondono a Matteo Lepore. Ha suscitato molto interesse l’intervista al sindaco di Bologna che abbiamo realizzato e pubblicato mercoledì 23 settembre. Il primo cittadino ai nostri microfoni ha parlato di temi che riguardano il futuro di Bologna, a partire dalle aree dismesse e la loro futura destinazione, passando ad altri progetti urbanistici e al tema della partecipazione.
Ora però i comitati cittadini, che negli ultimi cinque anni si sono spesso trovati sul fronte opposto della barricata rispetto alla giunta Lepore, hanno deciso di rispondere al sindaco per ciascun punto toccato.

Ex caserma Sani, la risposta di Resistenze Spaziali a Lepore

Ad assemblare in una sorta di dossier le risposte dei comitati al sindaco è Antigene. Il primo soggetto a rispondere è Resistenze Spaziali, che lo scorso week end ha presentato un piano dal basso per il futuro dell’ex caserma Sani in Bolognina.
Resistenze Spaziali contesta apertamente le dichiarazioni di Lepore. Secondo i militanti, la narrazione di un’amministrazione estranea alle logiche speculative non regge: il piano di rigenerazione della Sani approvato nel 2021 — che prevedeva privatizzazioni e il taglio di 400 alberi — fu avallato proprio dal Comune sotto la giunta Merola, di cui faceva parte anche l’attuale sindaco.

Oltre a giudicare prive di reale visione le promesse di cambio di rotta sulla Sani, il gruppo denuncia una forte incoerenza di fondo. Palazzo d’Accursio avrebbe infatti dato via libera all’Agenzia del Demanio per la vendita all’asta a privati dell’ex Caserma Stamoto (13 ettari) e di gran parte della Perotti (6 ettari).
Resistenze Spaziali rivendica per contro l’efficacia della progettazione dal basso, presentando un piano alternativo per l’ex Sani basato su un’inchiesta sociale tra i residenti e sulla difesa dei beni comuni. Al sindaco Lepore viene chiesto un confronto pubblico e trasparente sulla proposta, superando quelle che definiscono «dichiarazioni fumose da campagna elettorale».

Il tema della partecipazione, la risposta del Comitato Popolare Pilastro

È un duro affondo quello del Comitato Popolare Pilastro contro il sindaco di Bologna. Il collettivo accusa il primo cittadino di ignorare deliberatamente i quartieri periferici e le loro vertenze storiche, trasformando il rione in un semplice «fondale per sperimentazioni e opportunità finanziarie».
Al centro delle critiche vi è la gestione del progetto del Museo dei Bambini (MuBa) e la recente cementificazione del parco pubblico locale. Secondo il comitato, la retorica dell’ascolto e della salvaguardia ambientale promossa dalla giunta si scontra con una realtà fatta di chiusura e militarizzazione del rione. I laboratori di quartiere vengono bollati come mera «burocrazia del consenso», privi di reale potere deliberativo e usati unicamente per costruire una narrazione di facciata su una città aperta alla partecipazione.

Il Comitato Popolare contesta inoltre la criminalizzazione del dissenso e l’applicazione delle logiche repressive del nuovo Ddl Sicurezza nei contesti più fragili.
Per aprire un dibattito autentico sulla lotta alla speculazione, la rete cittadina chiede a Palazzo d’Accursio di smettere di selezionare interlocutori di comodo e di confrontarsi direttamente con le resistenze dal basso, garantendo reale rispetto alle comunità locali.

La situazione del comparto Bertalia Lazzaretto

Il Comitato Bertalia Lazzaretto interviene nel dibattito sulle politiche urbanistiche cittadine evidenziando una profonda contraddizione nelle posizioni espresse dal sindaco Matteo Lepore. Oggetto del contendere è l’attuazione del Piano Particolareggiato del 2007: se da un lato l’amministrazione ne riconosce il superamento sul piano ambientale, dall’altro ne giustifica il proseguimento con vincoli economici e rischi di responsabilità contabile, arrivando a definire “ecodistretto” la nuova cementificazione.
Il comitato ricorda come l’attuale giunta — e lo stesso Lepore nel precedente mandato — abbiano attuato senza riserve quel piano, mettendone in discussione i limiti solo a seguito delle proteste popolari.

A fronte di emergenze quali alluvioni e isole di calore, la rete cittadina chiede un cambio di paradigma che metta al centro la resilienza climatica e la tutela degli ecosistemi, giudicando incoerente costruire sopra un bosco maturo che funge da corridoio ecologico verso il fiume Reno.
Respinta anche la tesi del ridotto impatto dei «soli due ettari» edificabili, che non terrebbe conto di strade, parcheggi e infrastrutture connesse. Per il comitato, casa ed ecologia non sono in contrasto: la soluzione proposta prevede il trasferimento dei diritti edificatori su aree già impermeabilizzate e degradate, salvaguardando così il patrimonio verde senza rinunciare all’edilizia sociale.

Il destino dei Prati di Caprara

Piergiorgio Rocchi, esponente del comitato Rigenerazione No Speculazione, ricostruisce i nove anni di battaglie cittadine per la tutela del bosco urbano dei Prati di Caprara (oltre 44 ettari tra area Est e Ovest). Sebbene nel 2021 l’amministrazione Lepore abbia inserito nel programma di mandato la conservazione del bosco a sviluppo naturale — accogliendo le istanze popolari dopo il decadimento dei vecchi piani edificatori della giunta Merola —, la vertenza registra oggi una fase di preoccupante stallo.
Secondo Rocchi, la situazione si è bloccata a causa dell’evocato rischio inquinamento, usato per giustificare ritardi amministrativi e persino l’ipotesi di abbattere due ettari di alberi per una scuola considerata inutile. Sullo sfondo restano le pressioni della proprietà (Invimit) per edificare sui Prati Ovest e un certo immobilismo tecnico.

L’attivista apprezza l’apertura del Comune verso la proposta dei comitati, che prevede di concentrare gli interventi unicamente sulle superfici già edificate dell’area Ovest per limitare l’impatto ambientale, e cita il riconoscimento di area boscata da parte della Città Metropolitana per i Prati Est. Tuttavia, Rocchi sollecita una presa di posizione politica più incisiva per superare l’impasse, tutelare la salute pubblica e rendere l’area un parco pienamente fruibile dalla città.