Questa mattina davanti al carcere bolognese della Dozza alcune decine di attivisti hanno tenuto un presidio di solidarietà con le tre persone arrestate in seguito al nuovo sgombero del parco del Pilastro dove dovrebbe sorgere il MuBa, il museo delle bambine e dei bambini, contestato dal comitato Mu Basta.
Gli arrestati sono due ragazzi e una ragazza accusati di resistenza aggravata, interruzione di pubblico servizio e lesioni, che stamattina hanno incontrato i propri avvocati.
Ulteriori quattro attivisti sono stati fermati nella serata di ieri, negli scontri a margine dell’assemblea indetta dopo lo sgombero della mattinata, ma sono già stati rilasciati.
La gestione del Muba, da questione politica e urbanistica a problema di ordine pubblico
Come era stato con la vicenda delle scuole Besta nel parco Don Bosco, sempre nel quartiere San Donato, una vicenda politica, che riguarda un progetto urbanistico, è stata velocemente trasformata in una questione di ordine pubblico. E la responsabilità, secondo Sergio Spina del comitato Mu Basta, è da attribuire all’atteggiamento di totale chiusura mostrato dall’Amministrazione comunale.
«È come se comprimi del gas dentro un contenitore oltre la sua capacità», osserva Spina usando una metafora per spiegare come una pacifica protesta di cittadini sia stata gestita dalla politica in modo che crescesse la rabbia anche di giovani generazioni.
L’attivista ricorda che un incontro con la giunta di Bologna fu richiesto lo scorso 26 gennaio dopo un blitz in Consiglio comunale. Ma l’unica risposta dell’Amministrazione è stata quella di una settimana fa, quando gli abitanti del Pilastro si sono trovati il parco militarizzato per consentire agli operai armati di motoseghe di abbattere gli alberi.
Quell’episodio ha fatto salire la tensione, portando gli attivisti ad occupare il parco, gesto che ha irritato il Pd e la giunta, che ha definito violenti, illegali e prevaricatori gli attivisti.
Un nuovo capitolo della tensione si è registrato ieri mattina, quando la polizia ha sgomberato il parco, ma anche nella serata, quando alcuni attivisti hanno iniziato la battitura delle grate e in risposta le forze dell’ordine hanno caricato e sparato gas lacrimogeni.
Il Comune ha sempre ribadito che per il progetto fin dal 2022 è stato svolto un percorso partecipativo con gli “stakeholder”, cioè i portatori di interesse, del quartiere e che sono state coinvolte anche le scuole.
Da un comunicato di solidarietà di un gruppo di insegnanti col comitato Mu Basta e dalle testimonianze di alcuni di questi che lavorano alle scuole Romagnoli, però, si evince che sono stati coinvolti in due soli incontri gli alunni e le alunne di due sole classi e che tra i desideri dei più piccoli non è mai emersa la realizzazione di un museo nel parco.
Il percorso partecipativo è poi proseguito altrove, coinvolgendo associazioni economiche, culturali e sportive, alcune delle quali, secondo Spina, hanno dato forfait o espresso dissenso rispetto al progetto.
A non essere mai stati coinvolti sarebbero stati gli abitanti delle case che danno sul parco, che hanno reagito solamente quando hanno visto comparire le transenne nel parco.
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