La Camera Nazionale della Moda Italiana (CNMI) annuncia che da settembre la nuova edizione della Milano Fashion Week “invita” i suoi brand a non mostrare capi e accessori in pelliccia animale. Si tratta però di un semplice invito e non di un vincolo obbligatorio, lasciando ai singoli brand la decisione di ignorarlo o meno, rivelando ancora una volta quanto sia difficile, in Italia, prendere sul serio le istanze antispeciste.

Le vittorie di CAFT e ADL Italia: 5 sponsor hanno già abbandonato la Milano Fashion Week

Mentre città come New York, Londra, Copenaghen, Berlino, Stoccolma, Amsterdam, Helsinki e Melbourne hanno già adottato da tempo un approccio fur-free, e colossi dell’editoria come Vogue e Vanity Fair hanno vietato le pellicce persino nelle pubblicità e nei servizi editoriali, Milano sceglie la via del compromesso, rimanendo indietro. Una decisione giudicata insufficiente e priva di reali conseguenze da CAFT (Coalition to Abolish the Fur Trade) e ADL Italia (Animal Defence League), che chiamano in causa sia la CNMI che la Fondazione Altagamma, un’associazione del lusso italiana accusata da CAFT di complicità, dal momento che ospita il presidente di CNMI, Carlo Capasa, nel suo consiglio di amministrazione.

CAFT è un’organizzazione impegnata a smantellare l’industria globale della pelliccia attraverso campagne di pressione decentralizzate, dal basso e ad alto impatto. CAFT rappresenta 60 gruppi di protesta anti-pelliccia locali in 19 paesi del mondo, che denunciano la crudeltà degli allevamenti da pelliccia e chiamano le aziende a rispondere dello sfruttamento degli animali. Non si limita a sensibilizzare l’opinione pubblica, ma colpisce direttamente i nodi economici dei brand e delle istituzioni della moda. Attraverso campagne di pressione mirate, manifestazioni e boicottaggi ai partner commerciali, ha ottenuto risultati significativi nel settore della moda internazionale e italiana.

Proprio la sua costante attività di protesta, infatti, ha spinto importanti multinazionali a dissociarsi dall’evento milanese. Ad oggi, sono ben cinque i grandi sponsor che hanno già abbandonato la Milano Fashion Week: Lutech, DHL, Acqua Fiuggi, Wella e Visa.

Una settimana di azioni e la marcia per dire no alle pellicce

Il timido compromesso della CNMI potrà rappresentare l’inizio di un cambiamento strutturale, ma non basterà a fermare la mobilitazione. Per l’intera settimana della moda, le organizzazioni hanno pianificato azioni dirette e contestazioni mirate. Il momento culminante delle proteste sarà sabato 26 settembre alle ore 14:30 in Piazza Cordusio, da dove partirà la più grande marcia nazionale antipelliccia mai vista a Milano. All’evento si uniranno attivistə provenienti da tutto il mondo per chiedere a Carlo Capasa, presidente della CNMI, un divieto formale e assoluto, allineando finalmente Milano alle altre grandi capitali internazionali della moda.

Leggi l’intervista a Suzie Stork, direttrice esecutiva CAFT

La marcia del 26 è l’evento principale, ma sono previste azioni per l’intera settimana. Come si svolgeranno queste mobilitazioni e quali sono i principali obiettivi?

La Marcia contro la Pelliccia alla Milano Fashion Week si terrà sabato 26 settembre in Piazza Cordusio (ore 14:30) a Milano ed è l’evento principale. Questa marcia non si svolge in un giorno a caso, ma fa parte di una campagna più ampia e si tiene proprio durante la Milano Fashion Week, nel momento più importante e visibile. Tutti gli addetti ai lavori del settore moda, celebrità, influencer e stampa saranno presenti per seguire le sfilate.

Questa campagna di CAFT ha già portato cinque sponsor – Visa, Wella, DHL, Lutech e Acqua Fiuggi – a interrompere i rapporti con l’evento a causa del suo persistente utilizzo della pelliccia. Si tratta di una campagna globale che, dal suo lancio nel gennaio 2026, ha già visto oltre 240 proteste in 14 paesi. La marcia anti-pelliccia porterà migliaia di persone nelle strade di Milano per mandare un messaggio all’industria della moda: la gente è nettamente contraria all’uso della pelliccia. Inoltre, ci saranno mobilitazioni contro la Milano Fashion Week per tutta la settimana, con manifestazioni mirate nei giorni precedenti e successivi alla marcia, come annunciato in un post recente.

Gli attivisti si concentrano sugli eventi ufficiali della Milano Fashion Week organizzati dalla Camera Nazionale della Moda Italiana (CNMI), l’organizzazione che sovrintende alla Fashion Week. Proprio CNMI ha rallentato i progressi verso un divieto ufficiale della pelliccia, nonostante 13 dei 14 stilisti rappresentati nel consiglio della CNMI siano già fur-free, ad eccezione di Fendi, di proprietà del gruppo francese LVMH. L’industria della pelliccia è sull’orlo del collasso e la moda di lusso è stata il suo sistema di sostegno per troppo tempo. Abbiamo ora l’opportunità di abbattere l’ultima ancora di salvezza della pelliccia: le passerelle. Dopo che la Milano Fashion Week avrà vietato le pellicce, resterà solo la Paris Fashion Week.

 Per chi non può partecipare alla marcia, quali sono i modi più efficaci per impegnarsi ogni giorno nell’attivismo anti-pelliccia?

Per chi non può scendere in piazza, ci sono diversi modi per contribuire alla campagna: firmare la petizione per eliminare la pelliccia dalle passerelle della Milano Fashion Week, partecipare alla formazione e al workshop di CAFT il 18 ottobre a Milano o il 24 ottobre a Roma e seguirci su Instagram: CAFT USA, e quello del gruppo italiano che sostiene le sue campagne, ADL Italia. Se vuoi organizzare una protesta o entrare in contatto con un gruppo locale che lavora alle campagne di CAFT, scrivici a action@caftusa.org.

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