Su Radio Città Fujiko torna “Voci“, il progetto di educazione permanente di Istituto “Parri”, Teatro del Pratello, MamBo, Conservatorio “Martini” e Associazione Il Melograno, in collaborazione con Auser, Biblioteca “Borges” e, appunto, la nostra emittente.
Alle 17.00 di questo pomeriggio, 30 aprile, e per quattro venerdì consecutivi andrà in onda sulle nostre frequenze lo speciale dedicato al tema individuato quest’anno: “Voci 2021-1961: il processo Eichmann“, nel sessantesimo anniversario.

Voci, la memoria attiva del processo Eichmann

Il progetto “Voci” da otto anni pone al centro delle sue attività l’incontro tra generazioni diverse, all’interno di un progetto interdisciplinare, attraverso la storia, la scrittura, l’arte, la musica, il teatro. I contenuti del progetto riguardano temi fondamentali della storia del ‘900, per realizzare dei percorsi partecipati “di fare memoria attiva”, contrastando in tal modo i pregiudizi e le retoriche, che tendono a ossificare, banalizzare o finalizzare la memoria.
Sono otto i laboratori che si sono svolti quest’anno, che si concluderanno in una performance finale.

Il lavoro di quest’anno si è concentrato sul sessantesimo anniversario del più importante processo celebrato contro un criminale nazista dopo quello di Norimberga, che si era svolto quindici anni prima (iniziato il 20 novembre 1945) e che aveva sottoposto a giudizio i principali criminali di guerra davanti al Tribunale militare internazionale.
Otto Adolf Eichmann era entrato nelle Ss, la forza armata del partito nazista, gruppo di élite del regime, per avere una rapida carriera costruendosi come esperto di ebraismo, attraverso diversi incarichi fino ad assumere la responsabilità della macchina della deportazione degli ebrei nei ghetti prima e nei campi poi, controllore e coordinatore dello sterminio.

Catturato nel 1960 in Argentina, dove si era rifugiato come altri criminali nazisti, fu trasferito in Israele dove si tenne il primo processo per crimini contro l’umanità celebrato contro uno dei responsabili della Shoah in Israele.
Il processo, che iniziò l’11 aprile 1961 presso la corte distrettuale di Gerusalemme, in primo grado durò fino al 14 agosto con 150 udienze. Eichmann era difeso da un avvocato di Colonia, scelto personalmente da lui, ma pagato dal governo israeliano a fronte del rifiuto della Germania di farlo.
Enorme fu l’eco mediatica, rappresentata da numerosi corrispondenti e dalla presenza della televisione.

Quindici le imputazioni, per avere commesso, crimini contro il popolo ebraico, crimini contro l’umanità e crimini di guerra sotto il regime nazista, in concorso con altri. Eichmann si dichiarò «non colpevole nel senso dell’atto di accusa».
Dopo quattro mesi dalla fine del processo, nel primo grado di giudizio, il 15 dicembre 1961, Eichmann venne riconosciuto colpevole di tutte le quindici imputazioni che gli erano state contestate. Il suo avvocato fece subito richiesta d’appello e il secondo processo a suo carico iniziò tre mesi dopo.
Il processo d’appello davanti alla Corte Suprema durò circa una settimana, poi i giudici impiegarono altri due mesi per emanare la seconda sentenza. Il 29 maggio del 1962 i giudici confermarono il giudizio di primo grado. La pena capitale fu eseguita il 31 maggio, il corpo cremato e le ceneri sparse in mare oltre le acque territoriali.