Una pressione forte e decisa sulle istituzioni europee per spostare l’asse delle politiche ambientali: non più soltanto la riduzione delle emissioni, ma interventi concreti e finanziamenti mirati per la resilienza idrica e l’adattamento ai cambiamenti climatici. È questo il messaggio lanciato dal presidente della Regione Emilia-Romagna, Michele de Pascale, dal Tecnopolo di Bologna, in occasione della prima Conferenza internazionale dell’Alleanza delle Regioni europee per la sicurezza idrica.
L’evento, intitolato “Water Resilience in a Changing Climate”, ha visto la partecipazione di figure di primo piano del panorama politico comunitario e nazionale, tra cui la presidente del Comitato europeo delle Regioni Kata Tütto, il vicepresidente esecutivo della Commissione europea Raffaele Fitto, la commissaria all’Ambiente Jessika Roswall e il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin.
La rete delle regioni europee per la sicurezza idrica
La rete promossa dall’Emilia-Romagna riunisce oltre trenta realtà territoriali, concentrate principalmente nel bacino del Mediterraneo ma estese anche al centro Europa. L’obiettivo comune è far fronte a due emergenze diametralmente opposte ma strettamente connesse: da un lato la siccità crescente, con rischi di carenza idrica nei fiumi europei stimati in aumento di oltre il 40%, e dall’altro la gestione dei grandi eventi alluvionali che negli ultimi anni hanno messo a dura prova territori come l’Emilia-Romagna e la regione di Valencia.
Per rispondere a queste sfide inedite, la strategia dell’Alleanza punta sulla condivisione delle migliori soluzioni tecnologiche già adottate nei vari contesti, dall’impiego dell’acqua di mare ai microinvasi, fino al riuso irriguo e industriale.
In questo ambito, de Pascale ha richiamato il valore di storiche infrastrutture locali come il Canale Emiliano-Romagnolo, modello di salvaguardia degli approvvigionamenti civili e agricoli in aree strutturalmente esposte all’aridità. Un patrimonio di competenze che la Regione intende mettere a sistema coinvolgendo direttamente il mondo della ricerca e gli atenei del territorio.
Sul fronte interno della sicurezza idrogeologica, la Regione sta definendo in sinergia con l’Autorità di Bacino e il Ministero dell’Ambiente il piano da presentare entro ottobre, destinato a sbloccare un primo pacchetto di interventi da 450-500 milioni di euro. Un tassello iniziale all’interno di un quadro finanziario di ben altra portata: le stime aggiornate indicano infatti un fabbisogno complessivo superiore ai sei-sette miliardi di euro per il solo bacino del Reno e dei fiumi romagnoli, escludendo l’asta del Po. Tra queste opere, quelle individuate come prioritarie e indifferibili ammontano a circa due miliardi.
Pur confermando la volontà di mantenere un dialogo collaborativo con il Governo nazionale senza sollevare polemiche, la guida della Regione ha ribadito la necessità di pianificare ingenti risorse per i prossimi anni. In quest’ottica, la battaglia intrapresa a Bruxelles punta a creare nuove linee di finanziamento dedicate nei bilanci comunitari, fornendo un supporto concreto agli sforzi dei singoli Paesi per la difesa dei territori.







