La corsa verso le prossime elezioni comunali a Milano ha già sollevato un dibattito acceso all’interno del centrosinistra e del centrodestra. Se nel centrosinistra esplodono i nodi programmatici e strategici — dallo scontro sull’urbanistica alle regole ingaggio per i gazebo — e non si è ancora deciso se e quando si svolgeranno le primarie per il candidato sindaco, il centrodestra prova ad ostentare compattezza mettendo sul tavolo una rosa ristretta di nomi esclusivamente politici.

Comunali Milano, l’asse delle primarie nel centrosinistra e lo scontro Sala-Majorino

A sinistra le acque si muovono attorno al metodo per la scelta del candidato sindaco. Europa Verde Milano, attraverso i co-portavoce Francesca Cucchiara e Tommaso Costa, ha lanciato un appello ai quattro potenziali pretendenti dell’area più radicale — Carlotta Cossutta, Tommaso Goisis, Pierfrancesco Majorino e Lorenzo Pacini — affinché trovino una sintesi unitaria prima di affrontare le primarie. L’obiettivo dichiarato dai Verdi è presentare un’unica candidatura di sinistra per sfidare l’ala più moderata, respingendo al contempo l’accelerazione di Azione, che aveva proposto di convergere direttamente sull’ex direttore di Repubblica Mario Calabresi senza passare dalle urne di partito.

Il nodo delle primarie, del resto, è ancora un’incognita. Per questa ragione la segretaria nazionale del Pd, Elly Schlein, ha inviato a Milano un proprio emissario, Igor Taruffi, per incontrare i segretari di partito e i candidati alle primarie. E la sua assenza alla Festa dell’Unità del capoluogo lombardo, secondo il giornalista Andrea Cegna intervenuto ai nostri microfoni, è indice dell’incertezza sul futuro della città.
Quello che racconta il giornalista, però, è anche uno scontro interno al Pd tra due anime distinte. Da un lato l’anima che vorrebbe una discontinuità con le politiche del sindaco attuale, Beppe Sala, e dall’altro un’anima più in continuità con il modello amministrativo attuale.

A incarnare quest’ultima linea potrebbe essere Mario Calabresi, lanciato da Pina Picierno e Carlo Calenda, ma allo stato attuale non si è ancora capito sarà candidato o no. Secondo Repubblica, l’ex direttore del quotidiano avrebbe rinviato l’annuncio della sua candidatura. In occasione di un incontro alla Festa dell’Unità, Calabresi avrebbe commentato che mancano ancora otto mesi alle elezioni e quindi «c’è tempo».
Il nome di Calabresi a Milano è controverso. Mario è figlio di Luigi, il commissario della Questura, poi ucciso il 17 maggio 1972, a cui venne attribuita la responsabilità della morte dell’anarchico Giuseppe Pinelli. A parte il peso della storia, però, è sugli ambienti e gli interessi rappresentati da Calabresi che si concentrano le critiche da sinistra.

Parallelamente, sale la tensione tra il sindaco uscente Giuseppe Sala e il capogruppo Pd in Regione Lombardia, Pierfrancesco Majorino. Al centro del contendere c’è lo sviluppo urbanistico e la gestione dei fondi immobiliari. Il sindaco ha stuzzicato Majorino chiedendo di superare quelli che definisce “slogan” e sollecitando proposte concrete. «In cosa ha sbagliato l’amministrazione nella relazione con i privati? E chi si candida, cosa intende cambiare?», ha chiesto il primo cittadino.
Il consigliere dem ha risposto rilanciando sulla necessità di contenere il peso dei fondi speculativi e garantire «il diritto a restare a Milano» anche a chi guadagna 1.500 euro al mese. Tra le ricette proposte, ha evocato il tema della rigenerazione urbana senza consumo di suolo, l’aumento degli oneri di urbanizzazione, una stretta sugli affitti brevi e il recupero del patrimonio di edilizia residenziale pubblica.

Centrodestra: rosa a tre e no a «corsie preferenziali»

Sul fronte opposto, il centrodestra milanese cerca di accreditarsi come blocco coeso e privo di spaccature interne. Al termine di un vertice tra i coordinatori cittadini Simone Orlandi (FdI), Mariangela Padalino (Noi Moderati), Samuele Piscina (Lega) e Cristina Rossello (Forza Italia), la coalizione ha ufficializzato tre profili, tutti provenienti dai partiti: Silvia Sardone (Lega), Matteo Perego di Cremnago (Forza Italia), Maurizio Lupi (Noi Moderati).
I vertici milanesi hanno ribadito che le tre opzioni “partono esattamente dallo stesso livello” e che la decisione finale spetterà al tavolo nazionale dei leader. Tramontano così, almeno in questa fase, le opzioni puramente civiche emerse nei mesi scorsi, come quelle dell’ex assessore Giovanni Terzi o dell’ex presidente di Assolombarda Alessandro Spada.

La questione interna al centrodestra, spiega Cegna, in realtà è legata a doppio filo con le elezioni regionali. Mentre a Milano il centrodestra parte svantaggiato, in Lombardia invece potrebbe vincere a mani basse. Per questa ragione, il partito che esprime il candidato per le comunali dovrebbe invece fare un passo indietro per le regionali. Su questo terreno la Lega, che attualmente esprime il governatore Attilio Fontana, spinge molto perché la Lombardia è rimasta una delle ultime regioni in cui la Lega governa.

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