Si è tenuta davanti al nuovo ed ennesimo studentato privato in via Rimesse 4 a Bologna la presentazione dell’inchiesta realizzata da Adl Cobas e, riprendendo il nome della manifestazione in favore dello Spin Time di Roma, intitolata “Di chi è la città” su quello che è un vero e proprio business ad opera dei fondi di investimento.
Analogamente a quanto accade in altre città, anche a Bologna quello degli studentati privati con prezzi esosi è un vero e proprio settore per il lucro dei fondi finanziari, ma che non risolve il problema abitativo e, anzi, contribuisce ad aggravarlo.

L’inchiesta sugli studentati privati a Bologna: l’ultimo nato è Aparto

Il nuovo studentato privato è denominato “Aparto”, una residenza da 546 posti letto. E anche se sul sito si promuove come “soluzione innovativa alla crescente domanda di alloggi universitari e alla crisi del caro affitti che colpisce i principali centri accademici in Italia”, i prezzi si attestano sui 924 euro al mese per una camera singola.
«I posti convenzionati col pubblico – denuncia Tiziano di Adl Cobas – sono appena il 5% del totale».
Al pari delle altre strutture simili aperte in città, secondo gli attivisti il nuovo studentato privato dimostra che la città è ormai respingente e pensata esclusivamente per i turisti e per gli studenti facoltosi.

Adl Cobas, però, è andata più a fondo sulla struttura, puntando il dito sulle grandi manovre finanziarie dietro queste operazioni. La gestione della piattaforma fa capo al fondo Hines, colosso immobiliare internazionale con un patrimonio gestito di 91 miliardi di dollari, mentre l’immobile risulta di proprietà di Investire SGR, lo stesso fondo coinvolto nella nota vicenda del palazzo occupato di Spin Time a Roma.
Nel mirino finisce anche la politica nazionale, dal momento che il manager di Hines, Mario Abbadessa, è stato chiamato dal ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini a collaborare alla definizione del nuovo Piano Casa. Gli attivisti contestano fortemente questa scelta, chiedendosi come chi gestisce fondi speculativi privati possa garantire il diritto all’abitare per le fasce deboli, e sottolineano come i 500 milioni previsti in cinque anni dal governo siano del tutto insufficienti rispetto ai 25 miliardi di euro necessari per realizzare i 100mila alloggi popolari promessi.

L’analisi degli altri studentati privati in città

Attraverso la mappa simbolica “Bologna va a fondo”, la rete per il diritto all’abitare ha tracciato la presenza dilagante delle grandi strutture private in città. Oltre all’esperienza di YouGo Lord Living in via Serlio e al Social Hub nell’ex sede Telecom, entrambi privi di posti convenzionati e con tariffe che arrivano fino a 1.300 euro al mese, la mappa segnala la futura apertura di uno studentato privato nell’ex sede Inps di via Gramsci, acquisita dal fondo Kryalos. A ciò si aggiunge l’ulteriore espansione del gruppo Camplus con una nuova struttura in via della Torretta, dove sono previsti posti letto da 800 euro in su.
Gli attivisti definiscono scandaloso il fatto che tali interventi usufruiscano dei finanziamenti europei del Pnrr, risorse che dovrebbero essere destinate all’edilizia residenziale pubblica e all’alloggio sociale accessibile piuttosto che a strutture private di lusso.

Pur riconoscendo i passi avanti mossi dal Comune di Bologna, come la recente modifica al Piano Urbanistico Generale che impone una quota obbligatoria di posti convenzionati tra il 10% e il 15% per i nuovi insediamenti, Adl Cobas ritiene le misure comunali e regionali ancora insufficienti per fermare la spinta speculativa.
La concentrazione di queste mega-strutture finisce infatti per trascinare verso l’alto i prezzi degli affitti nell’intera zona circostante. I promotori della protesta concludono avvertendo che, senza un’inversione di rotta immediata e decisa, la città finirà per espellere definitivamente studenti, lavoratrici e lavoratori precari, in un mercato dove già il diritto all’abitare è compromesso dalle locazioni brevi turistiche e dal caro affitti.

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