Oggi, martedì 15 settembre, in Emilia-Romagna è suonata la prima campanella dell’anno scolastico 2026-2027. L’avvio della scuola, però, non è stato pacifico. Da un lato studenti e studentesse del liceo Minghetti di Bologna afferenti al Collettivo Osa si sono subito mobilitati, riprendendo una campagna contro il governo, il razzismo, la guerra e l’imperialismo. Dall’alto la Flc Cgil dell’Emilia-Romagna ha messo nero su bianco tutte le criticità della scuola nella nostra regione, come la precarietà di lavoratrici e lavoratori e la mancanza di investimenti governativi.

Riparte una scuola retta dalla precarietà e piagata dalla crisi climatica

Con la riapertura delle aule e la ripresa formale delle lezioni in tutta l’Emilia-Romagna, il nuovo anno scolastico si avvia portando con sé le consuete criticità strutturali che da tempo affliggono il sistema d’istruzione. A tracciare un quadro complesso della situazione è la Flc Cgil regionale che, pur rivolgendo un messaggio di augurio e vicinanza a docenti, educatori, dirigenti e personale Ata, punta il dito contro le politiche governative e la persistente mancanza di risposte adeguate.

In cima alle preoccupazioni del sindacato figura la piaga della precarietà, oramai considerata la vera e propria cifra distintiva della scuola emiliano-romagnola. Secondo un’analisi condotta dalla sigla sindacale, quest’anno circa 25.000 posti verranno coperti tramite supplenze a tempo determinato, cifre che corrispondono a ben il 30% dell’organico complessivo. La debolezza della programmazione emerge con particolare evidenza nel settore del sostegno, dove il ricorso ai posti in deroga supera quota 9.000 unità ed è destinato a un ulteriore incremento. Si tratta di cattedre che rispondono a un fabbisogno costante e stabile ma che, non venendo convertite nell’organico di diritto, impediscono le assunzioni a tempo indeterminato e compromettono la continuità didattica indispensabile per gli alunni con disabilità.
Analoga sofferenza si registra sul fronte del personale Ata, dove l’incremento straordinario di oltre 2.000 posti e i successivi adeguamenti dimostrano il netto divario tra le risorse assegnate e le necessità reali degli istituti.

Alla precarietà del lavoro si sommano le riorganizzazioni della rete scolastica e le sfide ambientali. L’anno scolastico parte infatti con 17 autonomie in meno sul territorio regionale, un dimensionamento fortemente avversato dal sindacato che ha portato alla nascita di complessi scolastici sempre più grandi e complessi da gestire, con conseguente contrazione dei posti di lavoro.
Parallelamente, le conseguenze della crisi climatica ripropongono l’urgenza di interventi edilizi strutturali, per evitare che personale e studenti siano costretti a svolgere le attività in aule roventi e prive dei requisiti minimi di vivibilità.

Le perplessità della Flc Cgil investono anche le recenti riforme didattiche e pedagogiche. Sotto l’accusa della segretaria generale Monica Ottaviani e della struttura sindacale finiscono la riforma degli istituti tecnici, il modello della filiera tecnologico-professionale e gli interventi di contrazione dei percorsi formativi, ritenuti interventi capaci di piegare l’istruzione alle sole logiche del mercato a scapito del pensiero critico e della funzione sociale della scuola.
Viene inoltre giudicata grave l’ingerenza sulla libertà di insegnamento, in particolare su argomenti legati all’educazione sessuo-affettiva e sulla revisione delle indicazioni nazionali.

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Scuola agitata: gli studenti di Osa si mobilitano nel primo giorno di lezione

Non hanno aspettato di rientrare in classe gli studenti e le studentesse del collettivo Osa del liceo Minghetti per riprendere la mobilitazione esattamente dove l’avevano lasciata alla fine dello scorso anno scolastico. Rilanciando una campagna contro Meloni e Valditara, considerati «nemici di studentesse e studenti», i giovani rilanciano la propria contrarietà su temi come razzismo, guerre e imperialismo.
Ai nostri microfoni è Elia, studente del Minghetti, a dettagliare alcuni punti. Particolarmente avversate sono le ingerenze dei militari nelle scuole. «Vengono qui sostanzialmente per reclutarci – contesta lo studente – e siccome sanno che dopo la scuola a nessuno di noi spetterà un futuro con un lavoro dignitoso, l’esercito viene spacciato anche come un’opportunità di lavoro».

Anche il tema della sicurezza viene evocato da studentesse e studenti. Nel dibattito pubblico trovano sempre più spazio concetti come la “remigrazione”, legando la presenza migrante a problemi di sicurezza. «Sappiamo invece che la sicurezza è legata al tema dei diritti», osserva lo studente.
C’è infine la contestazione alle nuove forme di imperialismo, specialmente a matrice trumpiana, che non piace ai giovani studenti bolognesi. Gli esempi riguarda ciò che accade a Cuba, in Venezuela, ma anche la guerra in Iran. A dispetto di ciò che viene loro insegnato a lezione, ragazze e ragazzi del collettivo Osa contestano che l’Occidente sia esportatore di democrazia e sia meglio di altri soggetti a livello mondiale.

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