Sei fattorie, da Maratea a Genova, ospiteranno e faranno lavorare il trio folk Vito e le Orchestrine. Un viaggio, ma anche un tour, alla scoperta di quanti hanno scelto di tornare alla terra e di vivere dei suoi prodotti.

Il momento, si sa, è difficile. La crisi morde e tutto il tessuto produttivo si è inaridito. C’è, però, gente che ha fatto una scelta diversa e tornare alla terra, o dalla terra non scappare. Sono i “nuovi” agricoltori, gli agricoltori 2.0. Sono spesso ragazzi che hanno deciso di salvare quel patrimonio di tecnica e conoscenze che, complice la meccanizzazione e l’omologazione dei prodotti, rischiano di scomparire. Saranno loro i veri protagonisti di Trans-umanza tour, una docufiction in sei puntate che racconterà un viaggio rural-musicale

La produzione seguirà il trio folk-cantautorale Vito e le orchestrine in un viaggio tra sei aziende agricole sparse su tutto il territorio nazionale, dalla Basilicata alla Liguria, che costituirà anche il tour estivo della band. Si tratta di aziende molto particolari perchè, lontane dall’immagine degli agricoltori, spesso descritti come persone solitarie e burbere, sono sei realtà aperte al mondo del wwofing. Per i profani, il woofing è una pratica che si è fatta rete globale (anche perchè diversamente poco avrebbe della novità) e permette di essere ospitati in una fattoria, senza spendere un soldo, in cambio del proprio lavoro. Ed è proprio quello che sperimenteranno i tre musicanti. L’esperienza, ça va sans dire, è altamente formativa e permette di riappropriarsi della terra e anche del concetto di fatica, termine che meglio si addice alla campagna e che al sud-Italia, complice una civiltà contadina ancora fresca nel ricordo, è ancora sinonimo di lavoro.

Il viaggio comincerà domenica 23, per la regia di Valerio Gnesini e la produzione di Oblò, Kaleidoscope Factory e Free U.