Il Senato ha dato il via libera a un nuovo giro di vite nell’ambito delle politiche proibizioniste. Giovedì 16 aprile è stato approvato l’emendamento presentato dal senatore Marco Lisei (Fratelli d’Italia) alla legge di conversione del Decreto Sicurezza, introducendo una modifica sostanziale che rischia di rivoluzionare – in senso repressivo – la gestione giudiziaria dei reati legati agli stupefacenti.
Si tratta di un ulteriore restringimento al concetto di “lieve entità”, che di fatto ormai non distingue più tra piccoli spacciatori e grande narcotraffico.
Droghe, cosa cambia: la stretta sulla “lieve entità”
Il cuore della modifica riguarda l’articolo 73, comma 5, del Testo Unico sulle droghe. Fino ad oggi, questo comma permetteva ai giudici di applicare pene ridotte per i fatti di “lieve entità”.
Con il nuovo emendamento, il fatto non potrà più essere considerato di lieve entità se la condotta risulta posta in essere “in modo continuativo e abituale”. In sostanza, la ripetitività del gesto, anche se di minima portata offensiva, trascinerà il reato verso le pene molto più severe previste per il traffico ordinario.
Le reazioni del mondo antiproibizionista non si sono fatte attendere. Forum Droghe ha espresso una ferma condanna, definendo il testo «ultrarepressivo». Secondo l’associazione, la norma ignora decenni di fallimenti del proibizionismo per perseguire unicamente un obiettivo simbolico e punitivo.
«Siamo di fronte all’ennesimo irrigidimento repressivo mascherato da intervento tecnico», dichiara Leonardo Fiorentini, segretario nazionale di Forum Droghe. «Restringere la lieve entità significa aumentare pene e ingressi in carcere senza incidere minimamente sui grandi mercati illegali. Si colpiscono gli ultimi, non i narcos».
Uno dei punti più critici sollevati dagli esperti riguarda la vaghezza della formula introdotta. Cosa si intende esattamente per “abitualità”? Il timore è che questa ambiguità lasci troppo spazio alla discrezionalità delle forze dell’ordine e della magistratura, finendo per colpire reti di prossimità, piccoli consumatori e persone che vivono in contesti di marginalità estrema.
L’allarme riguarda anche il sistema penitenziario, già sull’orlo del collasso. I detenuti per droga già oggi rappresentano oltre un terzo della popolazione carceraria totale. Al contempo. il sovraffollamento delle carceri italiane è un problema noto, con tassi di autolesionismo e violazioni della dignità umana in costante aumento.
«Mentre le carceri esplodono, il governo usa il diritto penale come clava propagandistica», chiosa Fiorentini, definendo la scelta “irresponsabile e pericolosa”.
Invece di investire nella riduzione del danno, nella salute pubblica e in alternative alla detenzione, la maggioranza sembra aver imboccato con decisione la strada della “war on drugs” in stile anni ’80.
Forum Droghe, attiva da oltre 30 anni sul tema, chiede ora che la norma venga stralciata e sollecita una riforma radicale della legge sulle droghe che rimetta al centro i diritti e la proporzionalità delle pene.
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