Per un pomeriggio Piazza Maggiore si trasformerà in un enorme Speaker’s Corner diffuso, con centinaia di adolescenti che saliranno su cassette della frutta per raccontare la propria idea di città, i propri bisogni, le proprie paure e le proprie proposte. Domenica 19 aprile alle 16.30 torna infatti Speakers’ Corners, evento conclusivo del percorso Politico Poetico 2026 del Teatro dell’Argine.

L’immagine sarà forte: circa 400 ragazzi e ragazze, provenienti dalle scuole superiori di Bologna e non solo, dai centri di formazione e dai quartieri, disseminati nel cuore della città, impegnati a prendere la parola in pubblico. Non per recitare un testo scritto da altri, ma per esprimere qualcosa che li riguarda direttamente.

Un progetto che parte dall’ascolto e lo converte in proposta

Più che uno spettacolo tradizionale, Speakers’ Corners si presenta come un’esperienza a metà tra flash mob, teatro diffuso e azione civile. Un modo per portare nello spazio pubblico ciò che è emerso durante mesi di laboratori nelle scuole e nei quartieri, in un percorso che ha coinvolto centinaia di progetti individuali o collettivi.

Il punto di partenza di quest’anno è stato volutamente aperto: nessun tema imposto in partenza, ma tre grandi domande rivolte ai ragazzi. Come sto io? Come sto nella mia città? Come guardo il mondo? Da qui sono nati progetti, idee, discorsi, riflessioni e proposte che spaziano dall’ambiente alla legalità, dalla salute mentale alla guerra, dalle disuguaglianze alla difficoltà di socializzare.

Tra le idee emerse ci sono progetti concreti e molto diversi tra loro: chi immagina installazioni per aiutare gli studenti fuori sede a conoscersi e scambiarsi oggetti utili, chi vorrebbe una città più attenta ai temi della legalità, chi sente il bisogno di riportare i giovani verso la partecipazione politica e chi si interroga sul perché temi come l’ambiente siano usciti dal centro del dibattito pubblico. L’obiettivo non è soltanto far emergere problemi o disagi, ma chiedere ai ragazzi di avanzare idee, immaginare soluzioni, indicare cambiamenti possibili. In altre parole: questo mondo così non mi piace, cosa possiamo fare per cambiarlo?

Non tutti parleranno dal vivo. Alcuni ragazzi, pur avendo lavorato ai propri progetti, non se la sentono di affrontare direttamente il pubblico. Per questo alcune cassette saranno vuote e riporteranno un QR code: inquadrandolo sarà possibile ascoltare audio o vedere video registrati dai partecipanti. Un modo per non lasciare fuori nessuno e per riconoscere che prendere la parola può avere forme diverse. Il progetto – hanno sottolineato i promotori – nasce anche dalla consapevolezza che oggi il rapporto tra adulti e adolescenti sia diventato più complesso. Gli organizzatori insistono molto su un punto: per ascoltare davvero i giovani non basta entrare nelle scuole, ma occorre intercettare anche chi la scuola l’ha lasciata, chi frequenta centri di formazione professionale, chi vive nei quartieri, chi non ha voglia o coraggio di esporsi. È per questo che Politico Poetico coinvolge licei, professionali, centri di formazione lavoro, gruppi di quartiere e realtà educative di strada. La distanza generazionale, tecnologica e linguistica si è ampliata, e diventa ancora più importante costruire luoghi in cui i ragazzi possano sentirsi ascoltati davvero, senza che gli adulti suggeriscano le cose da dire.

L’appuntamento è domenica 19 aprile alle ore 16.30 in piazza Maggiore. In caso di maltempo, l’evento si svolgerà in Sala Borsa.

ASCOLTA LE PAROLE DI MICAELA CASALBONI DI TEATRO DELL’ARGINE:

Le Lettere alla Città: quando le idee dei ragazzi arrivano in Consiglio Comunale

Il percorso non si fermerà all’evento del 19 aprile. Una parte dei partecipanti lavorerà infatti anche alle “Lettere alla Città”, un documento collettivo che raccoglierà proposte, criticità e richieste emerse durante i laboratori. I delegati e le delegate scelti all’interno del progetto si incontreranno nelle prossime settimane per leggere tutti i materiali raccolti, individuare i temi più urgenti e costruire un documento condiviso. I temi già emersi riguardano ambiente, diritti, guerra e pace, salute mentale, città e comunità.

Le Lettere alla Città saranno poi presentate il 25 maggio al Consiglio Comunale di Bologna, in un momento pubblico che vuole trasformare l’ascolto in confronto diretto con le istituzioni. Non soltanto un’occasione simbolica, ma il tentativo di far arrivare le voci raccolte dal basso dentro i luoghi in cui si prendono le decisioni.

A luglio debutta “Habil delle città”

Politico Poetico proseguirà anche in estate con Habil delle città, il nuovo spettacolo del Teatro dell’Argine in programma dal 30 giugno al 5 luglio nella Sala dello Stabat Mater dell’Archiginnasio. Lo spettacolo partirà da un’esperienza immersiva in realtà virtuale, e racconterà la giornata di due adolescenti che appartengono a quel mondo che spesso viene liquidato con etichette come “maranza”, baby gang o disagio giovanile. I protagonisti saranno Habil e Qabil, due fratelli, e uno dei due morirà. Da quel momento lo spettacolo si trasformerà in una domanda rivolta al pubblico: quel ragazzo morto ci riguarda oppure no? È un problema solo della famiglia, della scuola, delle forze dell’ordine, oppure riguarda la città intera?

Il lavoro proverà a interrogarsi sul rapporto tra sicurezza, disagio sociale, periferie e responsabilità collettiva, coinvolgendo anche ragazzi dei quartieri Barca, Pilastro e Piazza dei Colori come consulenti e protagonisti del percorso creativo.

MICAELA CASALBONI RACCONTA “LETTERE ALLA CITTÀ” e “HALIL DELLE CITTÀ”: