Si torna a parlare dei Centri di permanenza e rimpatrio (Cpr) in Toscana, dopo che il Ministro degli Interni Matteo Piantedosi ha comunicato al Presidente della Regione, Eugenio Giani, che è stata individuata un’area per la realizzazione di un Cpr nella zona industriale del comune di Aulla, in provincia di Massa Carrara. 
Sono ancora in corso le verifiche di fattibilità, e sia il Comune di Aulla che la Regione Toscana si sono espressi contro l’iniziativa del governo. 

L’opposizione delle forze progressiste e di Cgil Toscana

Il sindaco di Aulla, Roberto Valentini, ha dichiarato che «l’istituzione di un Cpr è irragionevole in via di principio, poiché riteniamo che non sia il modello adeguato e risolutivo del problema dell’immigrazione. Rifuggiamo qualsiasi struttura atta al trattenimento di persone sottoposte a misure restrittive della libertà». Il consiglio comunale ha già manifestato la sua contrarietà con due delibere approvate all’unanimità. 
Anche il presidente della Regione Giani si è espresso contro: «Risponderò che è una scelta errata nel territorio più delicato della Toscana, che è proprio la Lunigiana dove viceversa c’è necessità di assumere iniziative qualificate. In secondo luogo ribadirò la mia contrarietà a un Cpr: così come sono concepiti sono fonte di attrazione di criminalità e bassa funzionalità».

Negli scorsi mesi c’erano state dispute sul tema interne al Pd toscano, in particolare dopo che, a fine febbraio, l’ex sindaco di Firenze e attuale europarlamentare si era espresso a favore della creazione di Cpr sul territorio toscano. Già all’epoca il presidente Giani si era detto a sfavore, e Nardella aveva risposto che non si può liquidare il tema della sicurezza con un semplice “no”. Resta netta, invece, l’opposizione di Avs Toscana. 

Ne abbiamo parlato con Anna Maria Romano, della segreteria di Cgil Toscana, che ha preso una posizione molto netta contro l’ipotesi dell’apertura del Cpr. «Troviamo quest’iniziativa profondamente sbagliata, sia nel merito che nel metodo. Siamo contrari alla stessa idea dei Cpr, un modello che non risolve i problemi, e non fa altro che comprimere i diritti fondamentali di queste persone – perché è di questo che si tratta, anche se si prova a farcele vedere diversamente». A questo si devono aggiungere, secondo Romano, le specificità del territorio della Lunigiana, che già di per sé è fragile e necessita di investimenti in infrastrutture – ma anche «per la sua storia di libertà e lotte costituzionali». In generale, Cgil sostiene che «le politiche pubbliche debbano rafforzare un sistema di accoglienza diffusa, che si fondi sull’idea di integrare e costruire diritti, non di detenere esseri umani». La provincia di Massa Carrara, peraltro, ospita già diversi Centri di Accoglienza Straordinaria (Cas) e necessita in modo particolare di infrastrutture di accoglienza efficienti e dignitose.

Intanto il tema dei Cpr è tornato ad alimentare il dibattito anche in Lombardia, soprattutto con riguardo al Cpr di via Corelli a Milano. Una settimana fa, infatti, è stata presentata una diffida per chiedere al sindaco Sala di chiudere il Cpr, come annunciato dall’europarlamentare Cecilia Strada, dai consiglieri regionali Onorio Rosati, Luca Paladini e Paolo Romano, e dalla consigliera del Municipio 3 Rahel Sereke, a seguito di una nuova ispezione avvenuta all’interno del Cpr. Il sindaco ora avrà 90 giorni di tempo per decidere se farsi promotore della richiesta al Ministero dell’Interno, ma intanto è possibile sostenere l’iniziativa attraverso una raccolta firme pubblica consegnata al Comune di Milano. 

Due mesi fa, peraltro, il dibattito su CPR aveva infiammato l’assemblea legislativa dell’Emilia Romagna, dopo le affermazioni favorevoli all’apertura dei centri sul territorio regionale da parte del presidente Michele De Pascale. Durante il question time del 17 febbraio il presidente era stato chiamato a rispondere alle interrogazioni di AVS ma anche di Fratelli d’Italia e Forza Italia, ed era stato interrotto dalle contestazioni di un gruppo di attivisti entrati in aula, costringendo il presidente dell’assemblea Fabbri a sospendere la seduta.

ASCOLTA L’INTERVISTA AD ANNA MARIA ROMANO: