Terminato oggi il vertice internazionale sull’immigrazione di Malta. Presenti i paesi dell’Unione Europea e di quella Africana. Ufficialmente si sono affrontate le cause profonde del problema. Il vero obiettivo sembra quello di facilitare i rimpatri.

La data del summit di La Valletta è stata stabilita lo scorso aprile, in occasione del vertice europeo straordinario sull’immigrazione convocato dopo l’ennesima strage avvenuta nel Mediterraneo (700, forse 900, migranti morti al largo delle coste libiche). Un’altra strage (14 persone, tra cui 7 bambini, sono morti, nella notte del 10 novembre, nel Mar Egeo, al largo delle coste turche) si è verificata alla vigilia dell’incontro tra le delegazioni dei paesi della Comunità dei 28 – la maggior parte rappresentata da capi di stato e di governo – e quelle delle nazioni dell’Unione Africana.

I principali argomenti del vertice, dunque, non potevano che essere la creazione di canali di migrazione legali, il rafforzamento della protezione di migranti e richiedenti asilo, oltre al contrasto dello sfruttamento e del traffico di migranti. Insomma, “affrontare le cause profonde della questione adoperandosi per contribuire alla creazione di pace, stabilità e sviluppo” perché “la migrazione rappresenta una responsabilità condivisa dei paesi d’origine, di transito e destinazione” si legge sul sito del Consiglio dell’Ue. Insomma, il summit è stato “un fatto positivo” per dirla alla Renzi, ma non tutti sono d’accordo con il premier.

Il Consiglio Europeo continua a “riconoscere autorevolezza a regimi dittatoriali – pensa all’Eritrea, al Gambia, al Sudan, Filippo Miraglia, responsabile di Arci Immigrazione – a fare accordi con questi governi per rendere più facili i rimpatri verso questi paesi”. Che “gli stessi governi che producono la fuga di persone in cerca di protezione perché in quei paesi non vengono rispettate le libertà elementari possano fare accordi con i nostri governi”, continua sempre Miraglia, “fa accapponare la pelle”. Altro che “more for more”, più diritti più aiuti; lo slogan più adatto per il summit maltese è “less for less”, cioè “meno collaborazione sui rimpatri meno aiuti”.

Questo summit serve a confermare “l’unico piano su cui l’Europa trova un accordo – precisa il Responsabile Immigrazione di Arci – che è quello di esternalizzare le frontiere”. Sempre più “fortezza Europa”, quindi, con in più “l’ipotesi di chiudere quelle interne e di sospendere più di quanto non sia già avvenuto Schengen”. In realtà, dice Miraglia, “l’Europa avrebbe già gli strumenti per poter attivare canali di ingresso umanitario” e basterebbe attuare la Direttiva 55 del 2001, quella che consente di rilasciare un permesso di soggiorno temporaneo sul territorio comunitario in caso di afflusso massiccio di sfollati, “per avere anche un sistema europeo d’asilo”.

Inoltre, il summit di La Valletta ha rappresentato un’occasione mancata per confrontarsi con le Ong che si occupano di migranti; neanche le associazioni tunisine che hanno vinto il Nobel per la Pace sono state invitate. “Non si invitano le organizzazione della società civile perché potrebbero far notare che ci sono delle cose che non vanno”, ancora una volta si è svolto un summit tra governi “che si incontrano per tutelare gli interessi delle aziende e non l’interesse pubblico” conclude Miraglia.

Guglielmo Sano

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