Sabato a Roma si è tenuta la manifestazione di solidarietà al popolo siriano. Un’occasione per riportare l’attenzione su quanto sta accadendo e fare il punto della situazione dopo tre anni di guerra. Quella che sembrava una rivoluzione è ora una guerra civile, e il regime di Assad sembra rafforzarsi.

Sono passati tre anni dall’inizio della rivoluzione siriana, rivoluzione che si è presto trasformata in una guerra civile. Quella che vediamo oggi “è una Siria sofferente” spiega Mario Menichetti, portavoce del comitato promotore della manifestazione, e riprende: “sono stati tre anni di silenzio, di abbandono della Siria, anche da parte di tante società dell’occidente. Oggi vediamo una situazione di guerra e patiamo anche una sconfitta di quella rivoluzione”.

Il movimento che diede il via alle contestazioni pacifiche non aveva un colore politico particolare, era un segmento trasversale della popolazione che ha unito le varie etnie e che vedeva militare in prima fila i civili con donne e bambini. E proprio i civili sono ora le vittime della guerra in corso, dopo che l’ascesa delle formazioni politico-militari ha svuotato il motore originale della rivoluzione.
“Adesso gli attori sono attori particolari, – continua Menichetti – attori politico-militari, e anche lo stesso Esercito libero siriano che all’inizio aveva comunque obiettivi di difesa, si ritrova all’interno settori di diversa ispirazione”.

In questa confusione, nel disorientamento delle opposizioni, sembra che Assad ce l’abbia fatta: la Siria è ora divisa in tre sfere di influenza e il presidente può ora addirittura ergersi a difensore della laicità contro gli estremisti islamici. Certo, l’attuale situazione di conflitto è lo scenario più consono ai suoi obiettivi e certamente segna una sconfitta per la rivoluzione ma, ricorda il portavoce del comitato, “che sia la sconfitta definitiva aspetterei a dirlo: quello che è iniziato in Medio Oriente è qualcosa che sarà difficile sconfiggere definitivamente”.

La priorità principale ora è che l’attenzione internazionale si concentri veramente su quel paese e si arrivi all’interruzione del conflitto. E, infine, Minghetti mette l’accento sui profughi: “L’esigenza dell’accoglienza dei profughi siriani, anche in Italia, è molto importante: i pochi siriani che sono giunti qua in Italia sono stati trattati molto male. Basti ricordare il filmato dei maltrattamenti nel centro d’accoglienza di Lampedusa, che è stato fatto proprio da un ragazzo siriano”.

Pietro Gallina

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