Un venerdì di dischi molto diversi per linguaggio e pubblico, ma sorprendentemente vicini per temi. Ecco alcune delle uscite discografiche più interessanti di venerdì 18 settembre.
18 settembre 2026: le nuove uscite discografiche
Neil Young & The Chrome Hearts – Second Song
A 80 anni, Neil Young continua a confrontarsi con il tempo senza trasformarlo necessariamente in una meditazione sulla fine. Il nuovo album realizzato con i Chrome Hearts contiene sette brani e alterna materiale recente a due composizioni risalenti addirittura agli anni Sessanta. La title track è il centro emotivo dell’album: undici minuti in cui Young si concede un andamento lento, naturale, quasi contemplativo. La critica ha individuato proprio nella title track e in “Soon I Might Be Going” alcuni dei momenti più riusciti di un album che, nel complesso, viene giudicato più discontinuo.
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Beck – Ride Lonesome
A sette anni da “Hyperspace”, Beck torna verso le atmosfere acustiche, malinconiche e orchestrali di “Sea Change” (2002) e “Morning Phase” (2014). La collaborazione con Nigel Godrich e il recupero di alcuni musicisti che avevano accompagnato Beck nei suoi lavori più intimi rafforzano il legame con quella stagione della sua discografia, senza trasformare il nuovo album in un semplice esercizio di nostalgia. La title track stabilisce immediatamente il tono: chitarre acustiche, pedal steel e una dimensione quasi crepuscolare. Nei dodici brani si incontrano la solitudine, il lutto, il tempo che passa, ma soprattutto il lento processo con cui si impara a convivere con ciò che non può essere cambiato.
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Orville Peck – Mule
Il quarto album in studio dell’artista canadese racconta apertamente l’anno più difficile della sua vita: l’overdose quasi fatale del 2023, la riabilitazione, la dipendenza e il percorso verso la sobrietà. È una svolta importante anche dal punto di vista artistico. L’album si apre con “Prologue (Eulogy Of A Man Turned Mule)”, una sorta di epitaffio immaginario nel quale Peck racconta un mondo alternativo in cui non è sopravvissuto all’overdose. La musica di “Mule” rimane comunque vivace, attraversata da country, Americana e bluegrass, mentre l’umorismo e l’ironia impediscono alla confessione di diventare un esercizio di dolore fine a se stesso.
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Agnes Obel – The Meaning of Flowers
Il nuovo lavoro di Agnes Obel nasce dall’esperienza della maternità e dalla riflessione su ciò che accade al corpo e alla mente quando una nuova vita entra nell’esistenza. Obel ha scritto, registrato, arrangiato e prodotto l’intero album nel proprio studio di Berlino. Le dodici tracce si muovono fra valzer malinconici, minimalismo e armonie vocali sperimentali, con atmosfere che possono ricordare Philip Glass. I riferimenti culturali sono altrettanto ampi: dai testi di Enheduanna alle riflessioni di Hannah Arendt sulla natalità. Al centro rimane però qualcosa di molto concreto: l’idea che una nuova vita possa costringerci a ridefinire completamente il modo in cui guardiamo alla nostra.
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Tove Lo – Estrus
Il sesto album di Tove Lo sceglie la strada dell’istinto, del desiderio e della contraddizione. Il titolo richiama l’estro biologico, lo stato di calore degli animali, e diventa la metafora di un disco volutamente viscerale. Il conflitto è quello fra il desiderio di rimanere eternamente ribelli e la realtà dell’età adulta. Ci sono l’ansia legata alla maternità di “Source of Life”, l’accettazione dei propri difetti in “Idiot”, il desiderio e l’ironia esplicita di “DNH (drunk n horny)” e l’energia di “I’m Your Girl Right?”. La musica traduce queste contraddizioni in un pop elettronico fisico e immediato, costruito su beat, bassi profondi e melodie che guardano alla tradizione scandinava senza rinunciare all’energia del dancefloor.
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Anthrax – Cursum Perficio
Il nuovo lavoro degli Anthrax arriva dieci anni dopo “For All Kings”, segnando il più lungo intervallo fra due album di materiale inedito nella storia della band. Il titolo latino — “completo il mio viaggio” — sembrava quasi inevitabilmente destinato a generare interrogativi sul futuro del gruppo. Gli Anthrax hanno però chiarito che non deve essere interpretato necessariamente come un addio, ma piuttosto come il raggiungimento di una tappa dopo circa 45 anni di carriera. “It’s For the Kids” rappresenta il ritorno più diretto al thrash degli esordi, con un finale costruito per il mosh pit. “Everybody’s Got a Plan” alleggerisce invece il tiro, mentre “The Edge of Perfection” mette in primo piano le chitarre di Jon Donais e la voce di Joey Belladonna. La title track è il pezzo più ambizioso: lungo, articolato, costruito su riff taglienti, aperture solistiche e una batteria imponente.
22simba – MIRIA
A portare il discorso in coordinate italiane ci pensa 22simba, con un album concepito come un viaggio in tre atti. Il primo, “Arricchiti”, affronta il rapporto con denaro, successo e ambizione, ed è introdotto dal singolo realizzato con Guè. Il secondo cambia prospettiva e porta al centro la figura della nonna Miria, trasformando la memoria familiare in un modo per interrogarsi su ciò che conta davvero. Il terzo, “Provinciali”, torna invece al luogo d’origine e alla provincia come elemento fondamentale della propria identità. La struttura è importante perché evita di presentare il disco semplicemente come una raccolta di brani. “MIRIA” prova a raccontare un percorso: dalla conquista del successo alla domanda su cosa farsene, fino alla necessità di capire quali siano le proprie radici.







