Da 81mila a 500mila. Questo potrebbe essere lo scarto per ciò che riguarda le firme che le formazioni politiche non rappresentate in Parlamento dovrebbero raccogliere a livello nazionale per potersi presentare alle elezioni politiche. Anche se non è ancora stato approvato in via definitiva, l’innalzamento della soglia delle firme contenuto nella nuova legge elettorale approvata al Senato e che ora torna alla Camera rappresenta «un attentato alla democrazia».
A sostenerlo è Potere al Popolo, che oggi si mobilità a livello nazionale, con un presidio sotto alla Camera a Roma e, per quanto riguarda Bologna, una manifestazione sotto alla Prefettura previsto alle ore 18.00

La nuova legge elettorale voluta da Meloni

Il testo della legge elettorale approvato a Palazzo Madama arriverà a Montecitorio il prossimo 28 settembre per il via libera definitivo. È molto probabile che non subisca modifiche, anche perché il governo ha posto la questione di fiducia.
Tra le novità più rilevanti c’è sicuramente il premio di maggioranza. Alla coalizione o lista che raccoglie almeno il 42% dei voti scatta un bonus fisso di 70 deputati e 35 senatori, «per garantire stabilità al governo», sostengono i proponenti. Per l’accesso al Parlamento restano i capilista bloccati, mentre per i seggi successivi valgono le preferenze con alternanza di genere.

Un nodo altrettanto problematico riguarda i partiti minori, specialmente quelli che attualmente non sono rappresentati in Parlamento. La legge elettorale, infatti, rischia di cristallizzare l’attuale situazione, poiché sono esenti dalle raccolta delle firme i partiti con un gruppo parlamentare al 31 dicembre 2025, per chi ha una componente parlamentare bastano 1.500 firme, mentre per chi non è rappresentato probabilmente si chiederà la raccolta di un numero di firme di sei volte superiore a quelle necessarie oggi.

Ai nostri microfroni è Antonio di Potere al Popolo di Bologna a sottolineare come quello che potrebbe diventare legge sia un atto fortemente antidemocratico, costringendo formazioni alternative o nuove, di qualunque orientamento, ad affrontare una prova che nessuna forza politica sarebbe in grado di sostenere.
«Siamo dentro una deriva complessiva – osserva l’esponente di Pap – Quest’ultimo tassello della legge elettorale è lo specchio dei risultati visti in quest’ultimo anno. Abbiamo visto grandi mobilitazioni l’autunno scorso e milioni di persone che hanno votato contro al referendum sulla riforma della giustizia. Penso che la riforma in campo sia data dalla paura di tutto questo».

A Bologna oggi pomeriggio il presidio si terrà alle 18.00 in piazza Roosvelt, davanti alla Prefettura. Sarà una delle piazze, chiamate a livello nazionale da Potere al Popolo e che vedranno a Roma una manifestazione a Montecitorio.
Non sarà però l’ultimo appuntamento. Per il 3 ottobre, infatti, la forza politica ha organizzato una manifestazione nazionale a Roma per continuare a dare battaglia e opporsi alle politiche del governo Meloni.

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