La Legge 55/2024 ha aperto la strada all’istituzione dell’Ordine dei pedagogisti e degli educatori socio-pedagogici, ma il percorso attuativo in parlamento è ancora segnato da proroghe e modifiche. Secondo Alessandro Prisciandaro, presidente APEI, con cui ci siamo confrontati in trasmissione, il nodo principale riguarda proprio il modello di Ordine da realizzare: la sua organizzazione continua a sostenere l’impianto originario della legge, mentre il successivo disegno di legge lo snatura introducendo una diversa articolazione degli albi e delle sezioni professionali. E poi c’è il tema dei costi. Prisciandaro contesta l’ipotesi, prevista nella nuova proposta, di una semplice riduzione della quota per alcuni iscritti e propone una quota uguale per tutti, contenuta tra i 50 e i 60 euro annui, legata però a servizi concreti: formazione, tutela legale, assicurazioni e previdenza.
Noi continuiamo a pensare che la questione vada oltre la creazione di un Albo. Nell’universo dei servizi educativi da tempo è in aumento la difficoltà di trattenere gli operatori: condizioni di lavoro proibitive e retribuzioni al limite della sopravvivenza continuano a spingere molti professionisti verso altri settori. E quindi, noi seguitiamo a porci le stesse domande di sempre: ordine sì, ma quale, e per fare che cosa? E soprattutto: può l’albo davvero diventare uno strumento di tutela e valorizzazione per chi lavora nell’educazione? Noi continuiamo a non credere che l’istituzione di un Albo, qualunque forma esso assuma, possa risolvere la grande crisi che stanno attraversando i lavori di cura e quelli educativi in particolare. La fuga di tanti professionisti verso altri ambiti è il segnale di un problema molto più profondo, che riguarda il riconoscimento sociale ed economico di queste professioni, i salari, le condizioni di lavoro e le prospettive future. In sostanza, per noi la vera questione non è quale Albo costruire, ma quale futuro vogliamo dare al lavoro educativo.
Di seguito il podcast con l’intervista integrale con Alessandro Prisciandaro.







