È una lunga lista di artisti quella che ha firmato una lettera di protesta contro il Ddl Valditara, approvato in via definitiva giovedì scorso. La legge sul consenso informato preventivo delle famiglie fin da subito è sembrata uno stratagemma per limitare o in alcuni casi anche vietare l’educazione sessuo-affettiva a scuola, ma anche l’educazione alle differenze. Tutto sotto lo spauracchio dell’inesistente “teoria del gender”, paranoico cavallo di battaglia delle destre.
Il Ddl Valditara e il consenso informato per ostacolare l’educazione sessuo-affettiva
La nuova norma introduce infatti l’obbligo del consenso informato scritto e preventivo da parte dei genitori, o degli studenti stessi se maggiorenni, per la partecipazione a qualsiasi iniziativa didattica o extracurriculare legata alla sfera della sessualità.
Il provvedimento stabilisce un iter rigoroso con il pretesto della tutela della trasparenza e del ruolo educativo delle famiglie. Per ottenere l’autorizzazione, gli istituti dovranno mettere preventivamente a disposizione il materiale didattico, che potrà così essere visionato dai genitori con almeno sette giorni di anticipo rispetto allo svolgimento delle lezioni. La mancata adesione comporterà l’esclusione automatica degli studenti, che verranno esentati dalla frequenza di quelle specifiche attività.
La nuova legge, inoltre, introduce inoltre un divieto assoluto: nessun progetto o attività che riguardi la sfera della sessualità potrà essere svolto nelle scuole dell’infanzia e alla primaria.
Oltre a ridefinire il ruolo dei genitori, la normativa stringe le maglie sulla gestione dei corsi e sull’accesso di figure esterne. Durante le attività extracurriculari rivolte ai minorenni sarà sempre garantita la presenza di un insegnante della scuola. Il coinvolgimento di esperti esterni resterà subordinato alla deliberazione del collegio dei docenti e alla successiva approvazione del consiglio d’istituto. A tal fine, i docenti dovranno definire criteri rigidi per valutare i titoli e l’esperienza professionale, scientifica o accademica dei soggetti coinvolti, verificando la coerenza con gli obiettivi educativi e l’adeguatezza rispetto all’età e alla maturazione degli alunni.
Ai nostri microfoni è Samanta Picciaiola, vipresidente della rete Educare alle Differenze a elencare i punti problematici della legge. A partire dal fatto che il consenso informato può essere negato anche da un singolo genitore, a cui di fatto viene dato un potere di veto per ostacolare percorsi educativi.
La legge, inoltre, da un lato impone la predisposizione di attività alternative per gli e le studenti che non parteciperanno ai percorsi, ma non stanzia fondi appositi. Ciò inevitabilmente si riverbererà sulle scuole, già alle prese con difficoltà per le sostituzioni ordinarie di docenti in malattia.
Il Ddl Valditara, però, ha come conseguenza anche una limitazione della libertà di insegnamento sancita dalla Costituzione italiana. All’articolo 33, in particolare, si afferma che «l’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento». Un principio che la legge mette in discussione, sia limitando l’autonomia scolastica, sia introducendo per la prima volta nella storia dell’Italia repubblicana il divieto di insegnamento di una materia.
Particolarmente drammatico, poi, sarà l’impatto che la legge avrà sul tema della prevenzione della violenza di genere. Secondo l’Oms è proprio l’educazione sessuo-affettiva lo strumento principe per la prevenzione.
«Ciò che accadrà – sottolinea Picciaiola – è la rimozione dell’educazione sessuo-affettiva dallo spazio pubblico». Un aspetto ancora più grave se si considera che a negare il consenso saranno probabilmente le famiglie al cui interno manca la sensibilità o addirittura si compie la violenza di genere.
ASCOLTA L’INTERVISTA A SAMANTA PICCIAIOLA:





