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Sta già circolando la bozza di riforma della Pubblica Amministrazione, che dovrebbe essere presentata in Consiglio dei Ministri il 13 giugno. Michele Vannini, Cgil Funzione Pubblica, afferma che i primi a chiedere una riforma sono i lavoratori, ma rilancia su contratti e mobilità eco-compatibile.

Sembra stia prendendo una forma definitiva la bozza di riforma della Pubblica Amministrazione, che sarà presentata dalla ministro Madia ai sindacati il 12 giugno e che, il giorno seguente, sarà sottoposto al vaglio del Consiglio dei Ministri. Tra i punti più rilevanti nella bozza che circola in queste ore, ci sarebbe la rinuncia del Governo ai prepensionsionamenti, che dovevano costituire lo strumento per dare il via all’agognato turn-over, e l’apertura alla mobilità obbligatoria per i dipendenti. La prima misura escluderebbe la cosiddetta “opzione-donna”, che permetterebbe alle donne di andare in pensione al riparo dai cambiamenti intervenuti dopo la riforma Fornero. Nel caso della mobilità forzata, invece, i dipendenti pubblici manterrebbero lo stesso livello salariale e vedrebbero l’obbligo di spostamento ristretto a precisi confini territoriali.

E’ fondamentale precisare che i primi a rivendicare una riforma della Pubblica Amministrazione sono gli stessi lavoratori” dice a scanso di equivoci Michele Vannini, segretario della Cgil Funzione Pubblica.

“La mobilità è un tema delicato. Da un punto di vista teorico, se si dovessero provare carenze di organico che si possono riempire attraverso la mobilità, se questa mobilità è una mobilità contrattata che mantiene le condizioni economiche e di diritti, se avviene entro un ambito territoriale eco-compatibile, ovviamente è una cosa che va discussa. Parlo di ambito territoriale eco-compatibile -continua Vannini- perchè se qualcuno avesse intenzione di ambito regionale per la mobilità, ci sono interi pezzi del paese per i quali parlare di ambito regionale per la mobilità vuol dire indurre i lavoratori o a passare tutto il giorno in treno o a licenziarsi.”

“Occorre parlare più globalmente di come la Pubblica Ammistrazione intende affrontare il problema delle decine di migliaia di lavoratori precari che ci lavorano. Se si utilizzasse lo strumento del part-time si potrebbero aprire degli spazi interezzanti.” spiega ancora Vannini.

Nell’attesa di conoscere meglio l’esito dell’incontro con la ministro, Vannini sottolinea la questione del contratto nazionale bloccato dal 2009. “Si tratta di un problema gigantesco. Bisogna rifare il contratto nazionale per restituire un pò di capacità di spesa -e rilancia- le riforme non si possono fare senza un confronto con i sindacati. Scavalcare i sindacati non ha senso in questo contesto storico. Per governare in maniera utile per tutti un processo di riforma, c’è bisogno di relazioni sindacali che funzionino e un contratto che normi e regoli le questioni. Per questo c’è bisogno di rifare il contratto.”