Scendendo da via Casaglia, i concorrenti della gara ciclistica del Giro dell’Emilia affrontano il tornante della grande acacia.

Giro dell’Emilia: sport sì, ma anche disagi

Metti un sabato pigro in casa, aggiungi la strada bloccata per la corsa in bici e il tuo giardino tappezzato da striscioni pubblitari: è arrivato il fatidico giorno del Giro dell’Emilia, con i corridori che per ben tre volte scalano la salita delle Orfanelle per salire a S.Luca e poi ridiscendere lungo via Casaglia fino al portico di via Saragozza. Tifosi e curiosi ai margini della strada, elicotteri assordanti per le riprese tv, ciclisti della domenica infiltrati tra i campioni, macchine con gomme e bici di riserva, motociclette che rischiano le curve per tenere il passo delle due ruote a pedali, il tutto prreceduto dall’auto con scritto “Inizio Corsa”. Mentre passa questo “corteo” cresce l’attesa per gli assi in gara. Ma, quando arrivano, non si ha il tempo di capire chi sia in fuga, chi sia all’inseguimento, chi in ritardo. Tutto sfreccia in un lampo, solo il gruppone ti dà il tempo di realizzare l’incredibile capacità di correre gomito a gomito e gomma a gomme senza toccarsi in una bolgia di biciclette per terra. Tutto questo ti passa davanti come in un  film, sorprendendoti rilassato su un comodo sdraio in pantofole a rimirare tanto sforzo e tanta fatica. La tv dirà poi che a vincere è stato  Nairo Quintana, un colombiano scattato a 600 metri dall’arrivo, resistendo al ritorno di Kessiakoff e Pellizzotti, andando a chiudere in solitaria con tre secondi di vantaggio sui diretti inseguitori. Ma tu, ignaro di Quintana, Kessiakoff e Pelizzotti, sei già pago così, di quell’attimo di gloria visto alla curva della grande acacia.

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