Dopo la manifestazione che ha visto la partecipazione per le strade di Piacenza di circa mille persone, i facchini dell’Ikea tornano a bloccare i cancelli dopo le minacce di licenziamento della multinazionale.

Questa mattina i cancelli dei magazzini Ikea sono stati bloccati, impedendo l’ingresso ai camion merci e ai lavoratori della cooperativa in appalto. Circa 250 lavoratori si sono suddivisi fra 6 cancelli su due capannoni. Ai lavoratori della cooperativa Euroservizi si sono uniti anche molti altri lavoratori di altre cooperative della logistica piacentina.

La protesta continua anche dopo le dichiarazioni diffuse ieri da Ikea che ha minacciato di tagliare gli addetti se i picchetti continueranno. La minaccia dell’azienda coinvolgerebbe circa cento lavoratori che rimarrebbero a casa in attesa che si smorzi la tensione.

L’azienda ha inoltre affermato che se taglierà le risorse umane parte della merce che arriva al polo logistico piacentino sarà deviata su altri punti di smistamento.
 
La decisione della multinazionale di attuare da lunedì prossimo la parziale riduzione di volumi e di merce è stata nuova benzina sul fuoco. La prospettiva del licenziamento per 107 lavoratori è stata resa nota ieri dal consorzio di cooperative Cgs, in conseguenza del «riposizionamento dei volumi» provocato dai rallentamenti dovuti ai blocchi. «Si tratta di una misura temporanea a causa dell’impossibilità di accesso e di uscita dei mezzi di trasporto. Terminerà al cessare del blocco ai cancelli».

«La minaccia di spostare il lavoro da Piacenza non è credibile per il tipo di magazzino che abbiamo – ci dice Carlo Pallavicini, consigliere comunale di Rifondazione – cresce in tutta Italia la solidarietà e l’accerchiamento contro il colosso del miliardario svedese».

La mobilitazione continua anche in altre forme, come la lettera a Napolitano firmata da 350 fra facchini e altri addetti.