Lo aveva promesso il sindaco, ma non accadrà. Gli utili prodotti da Seribo, la partecipata che gestisce la refezione scolastica a Bologna, per questioni tecniche non verranno reinvestiti nel miglioramento del servizio, come invece chiesto dai genitori, ma finiranno nelle tasche dei soci privati. I genitori: “I soci privati cedano gratis le loro quote”.

Gli utili prodotti da Seribo, la partecipata del Comune di Bologna che gestisce la refezione scolastica, andranno nelle tasche dei soci privati e del Comune stesso (per il 10%) e non verranno reinvestiti nel miglioramento della qualità del servizio, come invece chiesto dai genitori dell’Osservatorio Mense. Lo ha comunicato ieri l’Amministrazione, durante un incontro tra la vicesindaco Silvia Giannini e l’assessore all’Istruzione Marilena Pillati con i genitori.
Il reinvestimento degli utili nel servizio era una delle richieste dei genitori, che da un lato sottolineano come si tratti di cifre ben al di sopra dei ricavi standard del mercato e, dall’altro, fanno presente come la collettività (in questo caso le famiglie) abbia pagato per arricchire i soci privati.

Alla base della decisione, secondo le motivazioni fornite da Palazzo D’Accursio, una questione tecnica che impedisce al Comune di imporre ai soci privati di rinunciare ai guadagni, o a parte di essi, per investirli nel miglioramento del servizio.
“Non abbiamo capito bene come sia possibile – osserva Sebastiano Moruzzi dell’Osservatorio Mense – dal momento che di solito nei cda decide la maggioranza, che in questo caso è del Comune”. Un atto che, se non si sbloccherà nulla, per i genitori dimostrerebbe l’incapacità del sindaco Virginio Merola di gestire le partecipate comunali. “A maggio era stato il sindaco a prometterci che gli utili sarebbero stati reinvestiti”, ricorda Moruzzi.

A questo punto i genitori hanno chiesto un incontro urgente con l’amministratore delegato di Seribo ed aspettano che sia l’assemblea dei soci a pronunciarsi. Fin da subito, però, l’Osservatorio Mense avanza la richiesta che i soci privati, che detengono il 49% della società, di cedere gratuitamente le proprie quote, dal momento che hanno già fatto profitto.
“Ora i soci privati dovranno vendere le proprie quote in vista dell’imminente gara – ricorda Moruzzi – Sarebbe spiacevole che si tenessero gli utili e facessero pagare quote più care, producendo così un maggiore esborso per il Comune”.