Dall’inizio dello sciopero a macchia di leopardo dei ferrovieri francesi, contro la privatizzazione voluta dal presidente Emmanuel Macron, le proteste sono continuate e si sono allargate a molti settori, tra cui studenti e insegnanti. Sabato scorso la “Festa a Macron” di France Insoumise, il partito di Jean Luc Melenchon. Da Parigi la corrispondenza di Susanna Ghazvinizadeh.

Continuano le proteste in Francia contro le riforme del presidente Emmanuel Macron. Sabato scorso France Insoumise, il partito che fa capo a Jean Luc Melenchon, ha organizzato una “festa a Macron“, una manifestazione a cui hanno partecipato 150mila persone.
“È stata una sorta di carnevale – racconta la nostra corrispondente da Parigi Susanna Ghazvinizadeh – dove hanno sfilato carri allegorici con l’immagine di Giove, poiché lo stesso Macron ha detto di essere un presidente ‘jupiteriano’, ma anche il conte Dracula”.

Avviate con lo sciopero dei ferrovieri contro il progetto di privatizzazione delle ferrovie di Stato, le contestazioni si sono allargate a vari settori della società, che protestano contro i provvedimenti e le politiche del presidente francese.
Molte università sono state occupate, anche se alcune sono già state sgomberate, ma ad incrociare le braccia sono anche gli insegnanti, che protestano contro la sopressione di classi scolastiche con meno di 12 alunni.
“Spesso Macron si nasconde dietro il Trattato di Lisbona e il ‘ce lo chiede l’Europa’”, spiega la nostra corrispondente.

I primi effetti della mobilitazione iniziano a vedersi: la popolarità di Macron nei sondaggi sta calando e anche chi lo ha votato inizia a ricredersi. “Molti ricordano di averlo votato per evitare che Marine Le Pen salisse al potere – osserva Ghazvinizadeh – E ora del Front National non si sa più nulla”.
A beneficiare delle proteste potrebbe essere proprio la “Francia indomita” di Melenchon, anche se il leader del partito non è gradito a tutti, perché ha un pessimo carattere e un forte ego. Si sta invece facendo strada François Ruffin, deputato dello stesso partito diventato famoso per un documentario, “Merci patron”, in cui raccontava la delocalizzazione in Polonia di alcune fabbriche francesi.

ASCOLTA LA CORRISPONDENZA DI SUSANNA GHAZVINIZADEH:

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