Un movimento di cittadini in difesa del parco archeologico di Capo Colonna, minacciato dall’avvenuta approvazione di un piano di riqualifica contestabile.

Siamo a Capo Colonna, in provincia di Crotone. Siamo davanti ad un sito archeologico di estrema importanza , un promontorio di confine, da sempre considerata luogo sacro, dove oggi coesistono tracce del passaggio, tra gli altri, di Greci, di Romani e di Carlo V. Siamo davanti ad un Ministero che autorizza la pavimentazione cementificata di una parte del sito, che probabilmente diventerà un parcheggio. Siamo davanti ad un gruppo di cittadini che si uniscono per protestare contro una decisione che oltraggia il luogo dove vivono.

Il caso inizia nel 2009, quando arrivarono 2 milioni e mezzo di euro da Bruxelles per la valorizzazione del già allora parco archeologico di Capo Colonna.
Il Ministero approvò un piano di riqualifica dell’area che comprendeva un progetto di pavimentazione della zona adiacente la piccola chiesa di Santa Maria di Capo Colonna, dove sorge l’antico foro della città , che oggi non è ancora stato riportato interamente alla luce. L’insufficienza di fondi infatti aveva reso impossibile l’apertura di uno scavo archeologico per indagare la parte romana del sito. Si decise così allora di ricoprire l’area di cemento per assicurare ai reperti una perfetta conservazione, in attesa del momento propizio per essere “scoperchiati”, scavati e studiati.
Il piano di riqualifica comprendeva anche la costruzione di una copertura delle terme del sito, dove vengono conservati preziosi mosaici, tramite la messa a punto di una tettoia che necessitava però di trivellazioni fino agli otto metri di profondità a ridosso degli antichi resti.

Nasce quindi il movimento Salviamo Capo Colonna, formato da cittadini che amano la propria terra, e che non accettano che nessuno la deturpi o le manchi di rispetto. Pur di fermare la prima colata di cemento, i cittadini hanno presidiato l’ingresso del parco archeologico giorno e notte per 13 giorni, ottenendo però solo un ritardo dei lavori.
Tanta è stata l’attenzione mediatica su questo caso, tante le personalità del mondo accademico che si sono schierate a favore del movimento dei cittadini. In particolare, la storia di Capo Colonna ha spinto il ministro Lanzetta a scrivere una lettera a Franceschini, il quale non ha mai risposto alle missive inviategli dai movimenti cittadini, nelle quali definisce il progetto “un segnale di scarsissima attenzione e considerazione delle proprie ricchezze naturali”.

Una storia di trascuratezza e disattenzione, che rischiano di distruggere il patrimonio culturale del Bel Paese. Francesco Cuteri, uno degli attivisti del movimento, ha commentato: “Mi auguro che questa disputa si trasformi e che sappia dimostrare come questa terra ha bisogno di amore e passione, e che Crotone sia l’esperienza dalla quale ripartire. Solo così capiremo chi eravamo e chi potremmo essere”.

Veronica Ventura

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