Immanuel Casto torna a Bologna, a Zona Roveri, sabato 1 dicembre, con “L’età del consenso tour”. Un grande ritorno per l’inventore del “Porn Groove”, che ai nostri microfoni racconta la sua musica, il rapporto coi fan e tanto altro.

Immanuel Casto, all’anagrafe Manuel Cuni, nasce a Bergamo e nel 2002 si sposta a Bologna, e dopo aver lavorato in ambito teatrale comincia nel 2004 il suo progetto musicale nelle vesti di Immanuel Casto. I primi cinque anni di carriera vissuti embrionalmente su YouTube, collezionando milioni di visite grazie a raffinati e alquanto spiazzanti videoclip, e perfezionando un preciso stile musicale da lui definito “Porn Groove”. L’artista sarà live questo sabato primo dicembre in zona Roveri per il music factory.

Ai microfoni di Fujiko Factory l’istrionico artista dall’umorismo politicamente scorretto, racconta dell’uscita del suo nuovo disco, una raccolta di diciannove brani, e del suo “L’Età del Consenso tour“ partito con la data zero all’Off di Modena, fino ad arrivare qui a Bologna. È il suo ritorno live accompagnato dalla band e dal suo corpo di ballo.
Più che definirlo concerto lo definisco spettacolo – racconta l’artista – uno spettacolo veramente ricco, con un taglio cabarettistico. Gli interventi sono studiati, c’è una regia, e il ritmo è molto alto.”

Lo scorso 14 settembre è uscita la raccolta “L’Età del Consenso” con all’interno diciannove brani inclusi due inediti “Piromane” e “Goodbye Milano”. È una raccolta che celebra il suo percorso artistico di quattordici anni appunto, come l’età del consenso. Nel disco si trovano le sue hit più famose: da ‘Tropicanal’ a ‘Da grande sarai frocio’ passando per ‘Escort 25’ e ‘Bondage’. “Si parla di consenso quando c’è la consapevolezza, ora rispetto a quando ho iniziato so quello che voglio fare, ne ho la consapevolezza. Questa raccolta mi è servita anche per fare il punto in previsione di quello che sarà il mio percorso futuro.”

Immanuel Casto, soprannominato dai fan ‘Il Casto Divo‘ o anche ‘Il principe del Porn Groove‘ usa la provocazione per essere ascoltato, o meglio: “La provocazione non è un contenuto, serve per attirare l’attenzione ed è un modo per portare le persone al tavolo. Nell’arte mi dò tutta la libertà possibile: sdoganare e celebrare l’ecesso in un contesto di finzione come quello artistico. Ma quando mi trovo a fare divulgazione, come in una conferenza, su alcuni temi il registro sarà completamente diverso e li sarà finalizzato a portare l’avversario a vedere le cose dalla mia prospettiva. Deve esserci un dialogo in cui le domande da fare sono sempre due: dimmi di cosa hai paura? e dimmi di cosa hai bisogno? Fino a rendersi conto che le paure sono infondate e che non sta a me soddisfare i bisogni dell’altra persona – confida l’artista – l’aspetto artistico diventa poi lo specchio di queste dinamiche di cui parlo tutti i giorni“.

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