Nel giro di poche ore il Perù ha registrato un cambio alla presidenza, con il presidente Pedro Castillo destituito e arrestato e la sua vice, Dina Boularte, che è la prima donna ad aver giurato da presidente nel Paese.
A questa situazione si è arrivati per le mosse dello stesso Castillo, che doveva affrontare un procedimento di impeachment in Parlamento, il terzo tentativo contro di lui in 16 mesi di mandato. Il presidente ha tentato di sciogliere il Parlamento e la situazione è degenerata.

Il presidente destituito e in carcere, le ragioni dell’instabilità in Perù

Castillo era stato eletto nel giugno 2021, battendo la rivale Keiko Fujimori, leader del partito populista di destra Forza Popolare e figlia del dittatore Alberto Fujimori. Leader comunista del partito Perù Libero, maestro sindacalista e figlio di campesinos, Castillo aveva rappresentato la speranza di riscatto per il Paese, dopo una fase di grande instabilità plasticamente rappresentata dall’avvicendamento di tre presidenti in una settimana.
Già allora, però, aleggiava lo spettro che si è poi concretizzato negli ultimi giorni. Una delle armi in mano all’opposizione era quella di arrivare alla sfiducia per “incapacità morale”, come previsto dalla Costituzione peruviana.

Ai nostri microfoni, Giorgio Tinelli, docente dell’Università di Genova e di Bologna, sede di Buenos Aires, individua alcuni elementi alla base della continua instabilità in Perù. Da un lato, infatti, il Paese è piagato da una forte corruzione, che investe tutti i gruppi politici.
«Negli ultimi sei mesi al governo di Castillo sono arrivate accuse di corruzione praticamente ogni giorno – osserva Tinelli – Cito solamente quella di un ex capo della direzione dell’intelligence che ha denunciato atti di corruzione che riguardavano lo stesso presidente, ma l’accusa più grossa è stata quella di aver comprato dei parlamentari per garantire la non approvazione della mozione che lo avrebbe destituito».

Sul versante politico, però, il Perù manifesta una grandissima frammentazione. Non ci sono infatti due blocchi ideologici o programmatici a sfidarsi, ma tante formazioni che si candidano a gestire il potere anche sulla base dei favori, quindi della corruzione stessa.
Una delle conseguenze è che alle ultime elezioni, pur avendo vinto di misura sulla rivale, Castillo doveva fronteggiare un Parlamento controllato dalla destra, senza un gruppo parlamentare vero e proprio del partito che lo ha portato alla vittoria. Di qui i continui tentativi di delegittimazione. Resi possibili anche da questo strumento di impeachment per “incapacità morale”, una spada di Damocle nelle mani del potere legislativo per intervenire su quello esecutivo.

Prima di Castillo, infatti, sono altri i presidenti peruviani ad aver subito la medesima sorte. «È uno strumento antico – rimarca Tinelli – che una volta si utilizzava solo quando il presidente iniziava a dare segni di infermità mentale, ma che successivamente è stato utilizzato anche come arma politica».
Un ulteriore elemento, però, è rappresentato dalle forze armate, che evidentemente Castillo non controllava. E questo spiega anche perché, oltre alla destituzione, l’ormai ex presidente si trovi in carcere.
Tutte queste dinamiche riguardano anche la destra, che rappresenta un blocco di potere economico e finanziario, in particolare tutelando gli interessi delle multinazionali estrattiviste che, in un Paese ricco di risorse nel sottosuolo, manifestano i loro appetiti.

ASCOLTA L’INTERVISTA A GIORGIO TINELLI:

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