C’è apprensione per le sorti di Thiago Avila e Saif Abukeshek, i due attivisti della Global Sumud Flotilla che, dopo essere stati rapiti insieme ad altri 173 compagni nell’azione di pirateria compiuta dalla marina israeliana al largo di Creta giovedì scorso, sono stati trattenuti e portati in Israele.
Ieri le autorità israeliane hanno comunicato che la loro detenzione è stata prorogata di altre 48 ore e preoccupano le condizioni degli attivisti, che già riportano segni di percosse subite.

Torture e rapimenti illegali: i crimini di Israele contro la Global Sumud Flotilla

Due giorni fa il team legale della Flotilla ha depositato un ricorso urgente alla Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU) contro lo Stato italiano. Al centro dell’azione c’è l’accusa all’Italia di non aver adeguatamente tutelato Avila e Abukeshek, che al momento del sequestro si trovavano su una barca battente bandiera italiana. In virtù di ciò è il nostro Paese che esercitava giurisdizione per sulle persone a bordo e avrebbe dovuto adottare tutte le misure necessarie a prevenire violazioni dei diritti fondamentali.
I legali, che hanno presentato anche due analoghi esposti alla Procura di Roma, hanno sottolineato che il trattamento riservato ai due attivisti costituisce una grave violazione del diritto internazionale e che qualsiasi “interrogatorio” nei loro confronti è assolutamente illegale. Per questa ragione è stato chiesto il loro rilascio immediato.

Grazie al lavoro di avvocati e avvocate abbiamo saputo anche cosa è accaduto nelle ore dall’assalto israeliano a quando gli attivisti, ad eccezione di Avila e Abukeshek, sonos stati scaricati in Grecia. In particolare, 34 volontari della Global Sumud Flotilla sono stati ricoverati in ospedale a Creta con fratture ossee, costole, nasi rotti, lesioni al collo e commozione cerebrale. Segni evidenti di violenze fisiche e maltrattamenti.
Sono emersi inoltre elementi che parlano di tortura ulteriore per i due attivisti. Nello specifico Thiago Avila sarebbe stato trascinato a faccia in giù sul pavimento e picchiato violentemente fino a perdere conoscenza due volte. L’attivista presentava lividi visibili sul volto, limitazioni nei movimenti e forti dolori alla mano, così come Saif Abukeshek.
In una foto proveniente da un’aula del tribunale di Ashkelon, inoltre, i due sono stati ritratti con catene ai polsi e alle caviglie.

La narrazione di Israele sulla Flotilla di Hamas e i rischi per Saif Abukeshek

Come era accaduto in occasione del precedente assalto dell’autunno 2025, che ha fermato le imbarcazioni della Global Sumud Flotilla a poche decine di miglia nautiche da Gaza, anche in questa occasione Israele è ricorso a fake news e propaganda per far credere che la missione non fosse umanitaria, ma un atto terroristico architettato in collaborazione con Hamas.
Le informazioni non dimostrate, ma ugualmente apparse sui giornali, sono molteplici, tra cui il presunto rinvenimento di «droga e preservativi» a bordo delle imbarcazioni della Flotilla. L’obiettivo è screditare la missione umanitaria, i cui scopi dichiarati erano quelli di portare aiuti a Gaza e rompere il blocco navale illegale praticato da Tel Aviv.

Proprio in virtù di questa narrazione falsa, le accuse rivolte ai due attivisti sono gravissime: assistenza al nemico in tempo di guerra, contatti con un agente straniero, appartenenza e fornitura di servizi a un’organizzazione terroristica e trasferimento di beni per un’organizzazione terroristica.
«Ovviamente stiamo respingendo tutte le accuse – osserva ai nostri microfoni Tatiana Montella del team legale – Sappiamo bene che Thiago e Saif sono attivisti della Global Sumud Flotilla, che tenta di aprire canali umanitari verso Gaza già dai tempi del genocidio, ancora in corso. Gli avvocati che assistono in loco i due attivisti hanno contestato l’intera procedura, perché si tratta di un sequestro e una detenzione illegale e accuse completamente false».

Anche se formalmente accusati degli stessi reati, tra i due attivisti sotto sequestro ad Ashkelon quello che rischia di più è il palestinese Saif Abukeshek.
Nato a Nablus, in Cisgiordania, l’attivista ha 45 anni, 3 figli, e cittadinanza sia spagnola che svedese.
Attivo a Barcellona, Abukeshek organizza la solidarietà per la Palestina in tutta Europa da oltre 20 anni. È stato uno dei principali organizzatori della Marcia Globale verso Gaza e attualmente presiede la Coalizione Globale contro l’Occupazione in Palestina, oltre a rappresentare l’Intersindical Alternativa de Catalunya (IAC). Fa inoltre parte della Segreteria Generale della Conferenza Popolare per i Palestinesi all’Estero (PCPA) e siede nel consiglio della Rete Sindacale Europea per la Giustizia in Palestina. Israele lo considera in contatto con Hamas perché conosce religiosi ritenuti vicini all’organizzazione e proprio perché ha fatto parte della PCPA in cui sono presenti tutte le forze contrarie alla linea morbida del presidente Abu Mazen.

Questo curriculum, ma soprattutto la sua origine palestinese, è ciò che rende Abukeshek attenzionato da tempo dalle autorità israeliane. E sebbene i due attivisti siano allo stato attuale oggetto delle medesime accuse, è cosa tristemente nota il trattamento riservato ai prigionieri palestinesi, non ultima la sorte di Marwan Barghouti.
«Anche se non dovrebbe essere immediatamente collegabile alla posizione di Saif – sottolinea Montella – ricordiamo che lo scorso 30 marzo il Parlamento israeliano ha approvato una legge che introduce la pena di morte esclusivamente per i palestinesi in Cisgiordania riconosciuti colpevoli di attacchi terroristici mortali».

ASCOLTA L’INTERVISTA A TIZIANA MONTELLA: