Usb, Docenti per la Palestina, Rete Nazionale Istituti Tecnici, Cambiare Rotta e Osa hanno chiamato uno sciopero studentesco e dei lavoratori della scuola per giovedì 7 maggio, contro la riforma dei tecnici e dei professionali, contro la militarizzazione e la riforma dell’università e contro il genocidio in Palestina.
Lo sciopero raccoglie un percorso fatto a livello internazionale, che vedrà l’8 maggio una data di mobilitazione contro la leva militare, chiamata dalla campagna “We do not enlist”, costruita insieme ad altre organizzazioni provenienti da diversi paesi europei per fare un fronte più ampio contro una politica guerrafondaia imposta da entità sovranazionali come la Nato e l’Unione Europea.

Sciopero di scuola e università: le ragioni della protesta

Le rivendicazioni contro il Governo Meloni portate avanti durante la giornata di sciopero nazionale partono dal tema della “distruzione pubblica”, fino ad arrivare alla contrarietà al riarmo e alla leva, che toccano particolarmente il mondo delle scuole e delle università, e alla complicità del governo con il genocidio in Palestina.
Viene criticato il modello di scuola del Ministro Valditara, che con la riforma dei tecnici e dei professionali aumenterà le ore di alternanza scuola-lavoro e diminuirà gli anni da cinque a quattro e che causerà diversi disagi ai lavoratori della scuola.
«Siamo contro il modello di scuola che in primis il Governo Meloni sta portando avanti e il ministro Valditara con una sempre più ingente cultura della guerra che entra nelle scuole – ha detto ai nostri microfoni Leili Hizam di Cambiare Rotta – basti pensare anche qui a Bologna cos’è successo in diverse scuole, in cui si è presentata l’accademia militare. Le indicazioni nazionali del Ministro Valditara vogliono creare una scuola sempre più eurocentrica che segue una cultura imperialista, suprematista occidentale e guerrafondaia».

Anche le università sono sempre più pesantemente militarizzate, come successo a Bologna con la proposta dell’attivazione di un corso di laurea per l’accademia militare e le complicità con il genocidio in Palestina, oltre alle politiche di tagli portate avanti dalla Ministra Bernini, che sta portando avanti un progetto di riforma caratterizzato da precarietà, tagli sui fondi e sulla rappresentanza studentesca e lavoratrice negli organi decisionali.

Lo sciopero di giovedì denuncia anche una formazione pubblica che non emancipa più a causa del diritto allo studio negato a molti studenti, come è avvenuto in Emilia Romagna con le migliaia di borse di studio saltate: «L’università è sempre più esclusiva ed elitaria e l’unica prospettiva che ci si pone davanti è quella della guerra, quindi raccoglie il testimone delle mobilitazioni dell’autunno di opposizione netta a questo governo che si riconferma un governo che va sempre di più a tagliare sul welfare e sull’istruzione per aumentare le spese militari».

A Bologna gli studenti medi si concentreranno alle ore 9 in piazza Scaravillli, gli studenti universitari davanti al rettorato alle 9.30: i due spezzoni raggiungeranno la prefettura, dove si riuniranno ai lavoratori dell’istruzione.

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