Soli, sfiduciati, assetati di pubblico ma poco propensi a lottare per cambiare le cose dal basso. È la fotografia dei ceti popolari che emerge da “Popolo? Chi? Indagine sulle classi popolari”, condotta da Il Cantiere delle Idee nei quartieri periferici di Milano, Roma, Firenze e Cosenza. Un contributo al dibattito sulla disconnessione della sinistra con la realtà e un’indicazione su come ricostruire. L’intervista a Lorenzo Cini.

I cittadini delle classi popolari hanno bisogno di lavoro, welfare e servizi pubblici, ma nutrono profonda sfiducia nella classe politica e nella rappresentanza dei corpi intermedi e aspettano qualcuno che risolva i loro problemi, senza che ciò richieda uno sforzo di partecipazione e di lotta dal basso.
È questa, a grandi linee, la fotografia che esce dallo studio “Popolo? Chi? Indagine sulle classi popolari “, condotto da un gruppo di ricercatori e attivisti riuniti ne Il Cantiere delle Idee .

Attraverso un’analisi svolta nei quartieri popolari di quattro città (Milano, Roma, Firenze e Cosenza), intervistando in profondità una cinquantina di persone e realizzando focus group, i ricercatori hanno indagato le condizioni di vita e le aspettative del cosiddetto “popolo”, cercando di capire anche qual è il suo atteggiamento nei confronti della politica e, in particolare, il perché la sinistra risulti da tempo in crisi.

L’obiettivo di Il Cantiere delle Idee, quindi, è duplice: da un lato indagare e raccontare le trasformazioni sociali, la composizione e ciò che pensano le classi popolari; dall’altro offrire lo studio come uno spunto per un dibattito rivolto a chi crede che ci sia ancora bisogno di istanze progressiste nella società.
In altre parole, un’indicazione per ricreare una “connessione sentimentale” fra sinistra politica e popolo che appare interrotta da tempo. Una frattura che per ricomporsi, secondo i ricercatori, ha bisogno di semplicità, concretezza, radicalità e credibilità.

LORENZO CINI, UNO DEI RICERCATORI, CI ILLUSTRA L’INDAGINE: