Sono i 20mila (di cui 10mila che hanno risposto a tutte le domande) i cittadini e le cittadine bolognesi che hanno compilato il questionario del Comune di Bologna sul progetto Città 30, la riduzione della velocità stradale sulla maggior parte del territorio cittadino.
E cittadine e cittadini si dicono tendenzialmente disposti a modificare le proprie abitudini di mobilità, ma servono infrastrutture e controlli.

I risultati del questionario su Bologna Città 30

Dai dati dei questionari emerge che quasi metà della popolazione è disposta a modificare le abitudini di mobilità e l’assetto delle strade. Una quota che sale all’80% di chi afferma di poter prendere in considerazione di muoversi di più a piedi, in bicicletta o coi mezzi pubblici qualora le strade fossero più sicure e le infrastrutture per la mobilità pedonale, ciclistica e pubblica fossero più estese.
Tra le vie considerate più insicure sul podio figurano Saragozza, Massarenti e Murri.
Su un altro podio, quello delle preoccupazioni per l’applicazione di Bologna Città 30, figurano la paura dell’inefficacia del provvedimento per il mancato rispetto dei limiti (il tema dei controlli), l’aumento delle multe e l’aumento dei tempi di percorrenza dei tragitti.

«Anche chi è contrario a Bologna Città 30 – osserva il sindaco Matteo Lepore – riconosce che è necessario salvare vite e ci chiedono di fare interventi per rendere più sicure le strade considerate più pericolose».
Il primo cittadino sottolinea anche la risposta cittadina al questionario, che supera di gran lunga quanti hanno risposto su medesimi quesiti a Parigi o Londra.

ASCOLTA L’INTERVISTA A MATTEO LEPORE: