La delegazione italiana del Nuestra America Convoy, la nuova flottilla solidale con Cuba sotto assedio statunitense, parteciperà oggi all’Avana ad un incontro ufficiale con le autorità.
Anche dal nostro Paese, infatti, sono partiti aiuti umanitari ed economici, in particolare tonnellate di medicinali, per sostenere il popolo cubano che sta affrontando le conseguenze del blocco alle importazioni di petrolio imposto dal presidente statunitense Donald Trump.
Come se l’intervento umano non bastasse, l’isola negli ultimi giorni è colpita anche da uno sciame sismico.

A Cuba ci si arrangia per resistere al bloqueo, aspettando la solidarietà internazionale

Sul finire della settimana scorsa il presidente cubano Miguel Diaz-Canel aveva ammesso per la prima volta che erano in corso trattative con gli Stati Uniti per trovare uno sbocco per la situazione, ma le dichiarazioni sprezzanti di ieri di Trump, che ha affermato di potersi prendere Cuba quando vuole, sembrano aver chiuso questo canale.
Date le grandi difficoltà che il tycoon sta incontrando nel conflitto in Iran, ultimi in ordine di tempo i rifiuti ricevuti dai Paesi Nato per un intervento sullo stretto di Hormuz e le dimissioni del capo dell’antiterrorismo Joe Kent in polemica con la scelta di assecondare Israele nel conflitto in Medio Oriente, la preoccupazione è che Cuba possa essere un diversivo nelle mani di Trump per distogliere l’attenzione dai suoi fallimenti.

A raccontare la situazione a Cuba è, ai nostri microfoni, Giacomo Marchetti della Rete dei Comunisti, che è arrivato all’Avana domenica scorsa proprio all’interno del Convoy solidale.
Nella serata di oggi la delegazione visiterà tre ospedali, quelli che più di tutti stanno subendo le conseguenze del bloqueo e in particolare della carenza di carburante per la generazione elettrica. «Un paradosso», sostiene Marchetti ricordando come la solidarietà sanitaria sia uno dei tratti distintiva di Cuba, in particolare durante il Covid.
I blackout colpiscono l’isola per lunghe ore, fino a 16 al giorno, e ciò ha un impatto su tutti i settori, da quello domestico alla scuola, fino appunto alla sanità.
«I cubani hanno grandi difficoltà anche a cucinare il cibo – racconta Marchetti – L’altra sera siamo stati a cena da un nostro amico, che cucina col carbone».

In crisi ovviamente è anche la mobilità. I trasporti sia privati che pubblici subiscono la carenza del greggio. Ma anche l’approvvigionamento idrico è in difficoltà, perché viene meno l’alimentazione delle pompe.
Oltre ai medicinali e agli aiuti economici, il Nuestra America Convoy porterà a Cuba anche pannelli fotovoltaici. Lo scopo è quello di fornire all’isola i primi strumenti per una transizione energetica che la liberi dalla dipendenza dal petrolio e, di conseguenza, dai ricatti di chi lo controlla.

ASCOLTA LA CORRISPONDENZA DI GIACOMO MARCHETTI: